Tradurre o non tradurre? 7 dritte per orientarsi

Sarà questione di attenzione selettiva o uno degli effetti collaterali del blog, ma ultimamente mi capita spesso di ricevere, o leggere nei gruppi di traduzione che frequento, messaggi di aspiranti traduttori che chiedono informazioni su questa professione. È sicuramente un bellissimo segnale, perché significa che questo settore è vivo, esercita ancora un certo fascino nonostante tutto, e stimola giovani menti avide di informazioni e suggerimenti per intraprendere questa long and winding (but very panoramic!) road.  Ma gli aspiranti sanno davvero a cosa vanno incontro? Hanno idea di cosa significhi fare questo mestiere? E queste idee sono chiare o ancora comprensibilmente confuse? Forse quello che serve è un po’ di orientamento… così ho pensato di scrivere un post tutto dedicato ai più giovani, basato sulla mia esperienza e su quella di traduttori conoscenti (d’ora in avanti “mia cugina”) per provare a dare una risposta alle domande che viaggiano nell’etere.

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Per cominciare:

1. Focus sulle competenze

È facile dire traduttore, ma spesso un aspirante non ha nemmeno idea di quali combinazioni scegliere, figuriamoci il resto. Mia cugina ad esempio, pur avendo studiato bene anche il francese, all’inizio aveva una fissazione con lo spagnolo e non cercava altro. Ma col tempo ha capito che aveva poco senso, primo perché in quel modo non sfruttava competenze duramente guadagnate (sciocchezza) e secondo perché si precludeva a priori una strada (enorme sciocchezza). Inoltre aveva un’infarinatura di danese totalmente trascurata, ma quando ha capito che conoscere una lingua di nicchia è come avere in mano la mappa di un tesoro, l’ha ripresa e approfondita fino a portarla a un buon livello. Delle nostre competenze non si butta via niente! Anzi, valorizziamole al massimo.

Orientati:

2. Vuoi diventare traduttore di narrativa?

La maggior parte degli aspiranti traduttori ha il sogno più che legittimo di tradurre libri di narrativa, ma sai quanto è difficile entrare in questo settore? Quanto poco si guadagna mediamente? Anche mia cugina ci ha provato, oh se ci ha provato! Ma poi è scappata, un po’ perché è davvero arduo entrare in un buon giro, un po’ perché poteva a malapena dirsi lavoro, visti i compensi da fame. Comunque uno su mille ce la fa, e quell’uno potresti essere tu: se sei consapevole di rischiare una delusione ma vuoi provarci lo stesso, proponiti alle case editrici con tutte le modalità consigliatissime in rete (come fornire saggi di traduzione, sottoporre proposte editoriali, partecipare a concorsi ecc.) e informati sui corsi di specializzazione, che sono tanti e possono aprire qualche porta.

3. Vuoi specializzarti in altri settori editoriali?

Giornalismo, saggistica, manualistica, testi scolastici, audiovisivo: le possibilità per i traduttori nell’editoria in senso lato sono insospettabili ed è bene conoscerle tutte per orientarsi meglio. Certo, richiedono specializzazione ed è ovvio che il traduttore alle prime armi voglia e debba provare un po’ di tutto prima di decidersi a intraprendere un determinato percorso. Il consiglio di mia cugina? Dedica del tempo a tradurre testi di diverso tipo, per conto tuo o frequentando workshop appositi, per capire di cosa si tratta davvero e se fa per te; e se pensi di aver trovato la tua strada chiedi a traduttori più affermati (ora sì puoi ricorrere ai gruppi) di darti una valutazione amichevole. E se tutto va bene, buttati!

4. Vuoi diventare traduttore tecnico?

Hai già esperienze in determinati settori o interessi particolari? Sei appassionato di informatica, eri indeciso se iscriverti a legge o a lingue, sei la pecora nera di una famiglia di commercialisti, provi un’attrazione irresistibile per i bugiardini, hai fatto un tirocinio nel marketing… o semplicemente ti è giunta voce che i traduttori tecnici guadagnano di più? Be’, sono tutte ottime ragioni per imboccare questa strada. Mia cugina l’ha fatto: ha puntato sulla sua passione per la finanza e ha frequentato corsi di traduzione appositi, si è fatta una cultura sui CAT tool e pian piano ha fidelizzato molti clienti. La specializzazione non è acqua (e va coltivata senza sosta).

5. Vuoi diventare traduttore presso un ente?

Questa scelta ha i suoi vantaggi: può offrire opportunità di esperienza all’estero o in ambienti multilingue in Italia e di certo garantisce grandi soddisfazioni, oltre a un incarico sicuro (anche se spesso temporaneo). Certo, con ogni probabilità è richiesta esperienza e/o il superamento di un concorso, ma se questo è il tuo obiettivo comincia fin da subito a lavorare in questa direzione, informandoti sulle opportunità, sui requisiti necessari e su come procurarteli. In rete si trovano molte informazioni riguardo enti e agenzie europei che periodicamente aprono posizioni per traduttori. Cerca e colpisci!

Conosci te stesso (o sii disposto a cambiare)

6. Hai paura del vuoto?

Se vuoi diventare freelance non sottovalutare la tua indole. Mia cugina (l’altra però, l’impiegata) sapeva di non poter sopportare insicurezze, orari incerti e l’ansia da prestazione di doversi procurare i clienti, ama avere colleghi con cui confrontarsi e in generale vivere la vita da ufficio. Così ha fatto una scelta senza nessun rimpianto: per lei le certezze contano parecchio. La cugina traduttrice invece è un po’ Rambo nella jungla (o José Arcadio nella selva che dir si voglia): per lei la sicurezza non è una priorità, lavora meglio da sola, si sente più motivata quando sa che tutto dipende da lei. Tu a quale cugina assomigli? Sei sicuro che la vita da freelance faccia per te? Medita…

7. Il tuo look ideale prevede le maniche rimboccate ?

Sei una persona intraprendente e indipendente, abituata a darsi da fare senza aspettarsi la pappa pronta, che non si scoraggia facilmente e anzi si sente stimolata dalle difficoltà? Insomma, sei una persona dalle mille risorse? Perché, soprattutto all’inizio, te ne serviranno anche di più per trovare il tuo spazio in un settore dove possono entrare tutti, ma solo chi ci crede davvero resta. Mia cugina suggerisce di cominciare nel modo più semplice: cercando in rete tutte le info che ti servono, da come scrivere un CV memorabile o creare un profilo LinkedIn efficace a come procurarti i primi clienti, dai corsi (online o in presenza) di traduzione e freelancing alle esperienze dei colleghi blogger. In questo articolo di qualche tempo fa provo a dare anch’io i miei consigli per procurarsi la fatidica prova di traduzione.

Traduttori in erba, siete pronti a partire? E colleghi più “stagionati”, avete altri consigli da offrire per integrare quelli di mia cugina?

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3 thoughts on “Tradurre o non tradurre? 7 dritte per orientarsi

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