Tradurre This Is Us

Vedere la prima puntata di This Is Us e pensare (tra i lacrimoni) “Be’, mi sarebbe proprio piaciuto tradurla” è stato un tutt’uno. Perché questa serie, dal soggetto tutto sommato molto semplice, è stata una vera boccata d’aria fresca nel panorama delle serie TV attuali, fin troppo proiettate a stupire, se non a sconvolgere, il pubblico.

This Is Us

Il grande punto di forza di This Is Us infatti è l’empatia che riesce a suscitare: è la storia di una famiglia come tante, con le sue normalità e le sue eccentricità (be’, forse un po’ più della norma, ma molto meno delle famiglie “da serie TV”). Narra le vicende di tre figli oggi trentaseienni e dei loro genitori, con uno strategico gioco di salti temporali che dà l’impressione di attraversare intere vite e un abile tira e molla di dettagli e reticenze sulle storie dei protagonisti, regalando a ogni puntata un paio di quei piccoli colpi di scena che ti strappano un sorrisetto ebete e un sospiro idem. Inoltre scava nelle fragilità di tutti noi: la famiglia come origine di tutto il bene e il male che ci capiterà nella vita, i rapporti tra fratelli, i cui semi si piantano da bambini per sbocciare da adulti, e la relazione con i genitori, nei confronti dei quali non si cresce mai del tutto; le insicurezze, i rimpianti, i sogni infranti e quelli ancora da inseguire… le pieghe che prende l’esistenza, insomma, senza troppi fronzoli e con tanta riflessione sulle loro origini profonde e le loro conseguenze future. E per chi come me è nato nell’80 come i protagonisti, ha due fratelli ed è anche genitore di bambini piccoli, il corto circuito emotivo è assicurato.

JackReb
Insomma, senz’altro una serie bellissima a cui lavorare, mi dicevo, aggiungendo un rassegnato “be’ pazienza” mentale alla questione. Finché un giorno mi è arrivata una mail da una società di doppiaggio con cui collaboro, che recitava più o meno così: “Sei disponibile a tradurre gli ultimi otto episodi di questa nuova serie, This Is Us?”. Uhm, aspetta che ci penso… ma sì dai! E così mi sono buttata “anema e core” nelle vicende della famiglia Pearson, ritrovandomi più di una volta a piangere a fontana sopra la tastiera. Perché è vero che in alcuni punti i dialoghi si fanno sdolcinati, iperconcentrati sui sentimenti, decisamente senza pudore (con una consapevolezza tanto rara da trovare nella vita reale… soprattutto se pensiamo agli anni ’80, quando tutta questa autoriflessione non andava molto di moda), ma sapete che c’è? E facciamocelo un pianto ogni tanto, ognuno per il motivo che sa!

Dal punto di vista della traduzione, fortunatamente la serie non presenta problemi particolari di linguaggio specifico o slang eccessivo, però sì personaggi dai caratteri piuttosto definiti e con un loro registro caratteristico. Uno dei personaggi che mi ha dato più filo da torcere è il big guy Toby, con il suo modo di esprimersi un po’ sopra le righe e sempre sospeso tra battute e ironia:

Well, I’m tired. I am cranky. And I have a straw stuck so far up my junk that I could whistle “Don’t Worry Be Happy” if I sneezed.

No. I had arrhythmia. Arrhythmia doesn’t even sound serious. All right, it’s harmless. Like, “Hey, what– hey, why is that white guy such an awful dancer?” “Oh, don’t mind him. He has arrhythmia.”

KevinUno dei personaggi secondo me meno riusciti della serie, almeno per ora, è Kevin, il fratello attore in cerca di un personaggio, bellissimo ma pieno di insicurezze (e, diciamocelo, non troppo brillante). Il suo modo di parlare è pieno di false partenze, interiezioni, ripetizioni, incertezze; non proprio scorrevole per il traduttore e di certo parecchio problematico per l’adattatore:

Um, so you know, I mean, I’ve given this a lot of thought, obviously. And I– um, I’m keeping Sloane in the play, because she’s worked really hard, you know, and she’s good in the play. She’s great. And, uh, she didn’t abandon us. You know, I trust her. So, um, I’m keeping her in the play.

Jack è un uomo quasi perfetto (per fortuna qualche difettuccio che lo rende interessante ce l’ha anche lui, come si scopre andando avanti), a metà tra il marito che tutte sognano e il papà eroe dei nostri ricordi di bambini. È riflessivo, non ha paura di esprimere i propri sentimenti e fa sempre la cosa più altruista e dolce che gli suggerisce il cuore. Le sue battute sono spesso appassionate, ad alto tasso di commozione, traboccanti amore per la fortunata Rebecca:

Yeah, I just keep thinking about my wife and how I just want to get home to her, hang out with her, make sure she’s okay. Which is crazy, because she’s at her absolute worst right now. I mean, like, Exorcist level bad. But I still don’t want to escape her. Or my future vomiting, crap-riddled kids. I just, I want more time with them. I want to freeze time with them, so-so that I can get a little bit more.

E quando parla dei suoi figli il pianto a dirotto è d’obbligo:

I can’t believe we’re not gonna play pin-the-tail-on- the-donkey this year. And we’re probably never gonna play it again, huh? Wow. […] Randall’s voice, at a certain point, is gonna drop. And then Kevin’s gonna… get one of those weird, wispy mustaches. And Kate– Kate’s gonna get womanly. And they’re not gonna need us anymore…

Rebecca, dal canto suo, è una mamma imperfetta anni ’80, non troppo convinta del proprio ruolo, aggrappata a sogni tanto semplici quanto irrealizzabili, alla ricerca di conferme e di occasioni di fuga. Di solito sono sue le tirate più lunghe della serie, che siano monologhi interiori o direttamente pipponi da vera mamma (questo è solo un assaggio):

I don’t know how much you can tell from in there, but I am not gonna be the perfect mom you’ve probably been dreaming about. You guys dream, right? I think so. I’m impatient. And I’m… stubborn. And, uh… I stole an Abba-Zaba bar from the grocery store in fourth grade. And I’m… terrified that I’m gonna make a hundred wrong decisions and ruin the chances that you guys have to lead the perfect lives that you deserve, but… I will protect you, fiercely. […] So, I guess what… I’m trying to say is, um… you are gonna have to take the good with the bad when it comes to me

RandallRandall è di certo il personaggio più approfondito di questa prima stagione e quello con la storia più definita (e interessante, per ora), sia passata che presente. Le sue battute spesso riguardano il suo lavoro nella finanza e hanno una particolarità: sono zeppe di espressioni idiomatiche, a volte con un intento un po’ “ganzo” come in questo scambio:

TYLER: Um, sorry, I biked in from Brooklyn. Apologies if I’m a little sweaty.

RANDALL: That’s all good in the hood.

TYLER: Sanjay’s gonna come aboard help us land them.

RANDALL: Really? I was hoping to throw my hat in the ring for that account.

TYLER:Oh, well, given Sanjay’s background in, uh, renewable energy…

RANDALL: I’ve got interest in renewable, too. Uh, I at least deserve a shot at this. Sir.

This Is Us - Season 1

Kate è la figlia con il rapporto più intricato ma ancora poco esplorato con i genitori. La rivalità con la madre, l’adorazione (reciproca) per il padre, il senso di colpa per non si sa bene cosa e il grosso fardello della sua forma fisica sono ancora tutti da sviscerare; comunque sia i suoi problemi non le impediscono di fare strage di cuori e di essere amata da chi la circonda, dotandola evidentemente di un’autostima niente male… che le consente anche di parlare piuttosto bene.

I wanna tell you what’s been going on with me. About my dad. Maybe after the show tonight?

Un personaggio che mi è piaciuto molto tradurre è William, e per fortuna avevo lo script perché il suo accento strascicato da musicista del sud non era sempre comprensibile. William ha un magnetismo particolare ed è molto affascinante, proprio come le storie che racconta:

When I was a little boy in Memphis, there was this record shop, Hoppy’s. I hear they tore it down a couple of years ago. When I was a kid, that was the place. They’d let you listen to any record, even if you wasn’t gonna buy it. One of the owners– Mo Moretti was his name– he could look at you and tell what song you needed to hear. Every Saturday morning, we would wait for Mo to open up shop. He’d drive up in his all-black Cadillac Series ’62, tunes flowing out the windows, cool shades, drinking a grape soda. I always wanted to be like Mo. Even if just for a minute. Driving around in a cool car, drinking my favorite drink, listening to my favorite record. Something I always wanted to do before I die.

DrKMa il vero momento “pianto a fontana” ci è dato dal pacato, saggio e paterno Dottor K., un personaggio che spero conosceremo meglio nelle prossime stagioni:

I like to think that maybe one day, you’ll be an old man like me, talking a younger man’s ear off, explaining to him how you took the sourest lemon that life has to offer… and turned it into something resembling lemonade.

Hai visto la serie? In lingua originale o doppiata? Raccontaci cosa ne pensi nei commenti!

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2 thoughts on “Tradurre This Is Us

    1. Una serie da vedere e rivedere!! P.S.: La mia traduzione è stata per il doppiaggio – quindi poi adattata dal dialoghista 😉 So che è dura vedere le serie doppiate, per chi già le ha viste in lingua originale… ma se ti capita poi facci sapere che ne pensi!

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