Martina Lunardelli, interprete e imprenditrice

Definire vulcanica Martina Lunardelli è dir poco: interprete, traduttrice, docente universitaria, imprenditrice, giramondo e surfista sono solo alcune delle parole che la rappresentano. A TradPro 2018 – Una giornata di formazione e networking per traduttori e professionisti delle lingue terrà un incontro dal titolo molto promettente, Sentirsi imprenditori e agire come tali. Uso dell’immagine professionale e dei social per traduttori e comunicatori, in cui ci spiegherà come promuovere noi stessi e il nostro brand, considerandoci come un’azienda a tutti gli effetti.

Dalla passione per l’inglese sbocciata alle medie, passando per le esperienze di lavoro in zone “calde” del mondo, fino al suo ruolo di docente, Martina ha sempre seguito la propria strada con grande determinazione, consapevole delle difficoltà della professione dell’interprete ma anche delle grandi soddisfazioni che può dare. E guai a chiamarla “freelance”…

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Com’è nata la tua passione per le lingue e quando hai deciso di trasformarla nel tuo lavoro?

Quando avevo 12 anni sono stata colpita da una specie di folgorazione alquanto violenta, stavo leggendo una lettura dal libro di inglese delle medie, parlava di San Francisco, e da quel momento ho saputo due cose: prima, che volevo assolutamente andarci; seconda, che da grande avrei lavorato come interprete. E così è stato, ho percorso con pazienza e talvolta difficoltà tutti i passaggi, a piccoli passi, dal liceo linguistico, alla facoltà per interpreti e traduttori, fino ad arrivare all’apertura della partita iva e alla vita da entrepreneur.

Quella dell’interprete è una professione affascinante, ma anche molto dura. Quali sono le principali difficoltà e soddisfazioni che ti dà il tuo lavoro?

Il meraviglioso, impegnativo e misterioso lavoro dell’interprete è un continuo crescendo di emozioni, di adrenalina e di grande impegno. La forma mentis dell’interprete in parte è già così “di suo”, ma viene poi formata e allenata con gli anni di formazione e professione. Quello che amo di più del mio lavoro è la sensazione di pienezza quando aiuti due parti a comprendersi mentre si parlano, quando comunichi aspetti positivi o purtroppo anche negativi di una conversazione. Quando mi trovo all’estero per lavoro è un’emozione doppia, (perché di emozione si parla, oltre che di professione), riscopro sempre l’importanza delle culture e della cultura, dell’apertura mentale e dell’equilibrio. Ho lavorato in nazioni considerate “calde”, difficili e intrise di guerra, come l’Iraq, la Libia e l’Algeria. In questi luoghi l’interprete deve saper bilanciare la propria presenza culturale (nettamente diversa, in taluni casi, da quella locale) con uno spirito intraprendente e spigliato (rimanere bloccati nel deserto Iracheno nel mezzo della notte per un guasto alla jeep e vedersi sistemare per la notte in una brandina all’interno di una casa locale invece di rientrare all’hotel internazionale richiede necessariamente una buona dose di freddezza e anche leggerezza). Le difficoltà della mia professione sono far valere la professionalità e la preparazione tecnica. Le soddisfazioni stanno anche solo nel pensare che il mio lavoro è proprio quello dei miei sogni. C’è sempre un duro lavoro nel backstage, ma c’è qualcuno che dice che chi si diverte lavorando è come se non lavorasse per niente. E ti garantisco che io cerco di divertirmi ogni giorno!

La scelta di diventare freelance non è sempre facile, ma tu la porti avanti con grande determinazione e orgoglio. Cosa ami di più del tuo “essere freelance”?

Ti smentisco subito. Io non sono una freelance. Sono un’imprenditrice. Dirai, che differenza c’è? Grossissima. Sono una grande sostenitrice dell’abolizione forzata della parola “freelance”: dentro c’è “free”, e proprio non capisco come ci si possa chiamare così. Io mi definisco, ma ci credo proprio, non lo dico solamente, un’imprenditrice, una businesswoman, un’entrepreneur, come la vogliamo chiamare, perché solo così riesco a trasmettere la grande considerazione che nutro nei miei confronti come persona che cerca di far funzionare le cose, pian piano, nel mezzo delle difficoltà e delle insidie che si nascondono ogni giorno a ogni angolo. Ma non per questo cado nello sconforto, anzi cerco di ripetermi senza tregua che un’imprenditrice soffre in silenzio, sorride all’esterno, e lotta ogni giorno. Cosa amo di più di questa vita autonoma? Creare qualcosa che è solo mio, che deriva solo dalle mie forze e dalla mia bravura nel creare connessioni e opportunità, perché siamo noi che le creiamo per noi stessi, non gli altri.

Il tuo intervento a Trad-Pro 2018 si intitola Sentirsi imprenditori e agire come tali. Uso dell’immagine professionale e dei social per traduttori e comunicatori. Quanto e come deve investire un professionista delle lingue nella costruzione della propria immagine?

Non si tratta solo di costruire un’immagine, si tratta di trasmettere la vera immagine di te e della tua professione all’esterno. E non c’è nulla di banale in tutto ciò. Come dicevo, sentirsi imprenditori ci aiuta a mettere in piedi, tassello dopo tassello, la nostra immagine prima di tutto per noi stessi (la consapevolezza è tutto, senza sapere chi siamo e cosa siamo in grado di fare, non faremo tanta strada), per crederci veramente e fermamente, e per gli altri, che ci apprezzeranno non solo per la professionalità che offriamo, ma anche per l’amore che abbiamo per noi come professionisti. Un professionista, quindi, deve sapere che deve rimanere aggiornato sui trend di marketing, di pubblicità, di mezzi di comunicazione e cercare di fare tutto ciò che è in suo potere (anche economico, ovviamente) per rimanere al passo con i tempi. Non possono mancare gli aspetti riguardanti i social network, la presenza online, indirizzi mail professionali, ma anche i tradizionali mezzi come i buoni vecchi biglietti da visita. Bisogna quindi avere una visione d’insieme ampia e strutturata, come quella che dovrebbe vantare una vera e propria azienda.

Oggi sei anche docente di interpretariato: che consigli daresti ai ragazzi che scelgono di studiare per diventare interpreti?

Consiglio di crederci, di volerlo e di mantenersi curiosi della vita. L’allenamento deve essere costante, se vogliamo parlare di aspetti tecnici, ma è anche molto duro. Pertanto, se è un percorso del quale non si è tanto sicuri, consiglio di cambiare strada: non esistono solo le difficoltà di apprendimento e di formazione, ci saranno anche difficoltà economiche, notti insonni, difficoltà lavorative e rare ferie. Per cui, fatelo se vi piace davvero.

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Martina Lunardelli, nata a Pordenone e cresciuta a zonzo per il mondo, si laurea in interpretazione e traduzione presso l’Università Ca’Foscari di Venezia. Lavora come businesswoman (come le piace definirsi) e vanta un’esperienza di oltre dieci anni. Ha lavorato, per citarne alcuni, in vari paesi come Iraq, Algeria e Libia come interprete. Docente di interpretazione e traduzione all’università CIELS di Padova e Gorizia ama trasmettere la passione per la professione e il business alle nuove leve. Sempre alla ricerca di nuove sfide lavorative.

Scarica il Programma TradPro 2018, visita il sito non dimenticare di iscriverti alla pagina Facebook del convegno. Ti aspettiamo il 7 aprile a Pordenone!

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