Andrea Spila, il volto etico della traduzione

Andrea Spila possiede una dote rara per un traduttore: invece della (ahinoi) ben nota frenesia che nel migliore dei casi denota entusiasmo e nel peggiore esaurimento, irradia pace interiore e serenità. Ma come fa? Ascoltandolo alla Giornata del Traduttore il suo segreto è emerso tra le righe: per lui infatti il lavoro di traduttore e formatore non consiste solo in cartelle da macinare o lezioni da impartire, ma è fatto principalmente di condivisione, solidarietà e una volontà innovatrice che non dimentica agli aspetti etici della professione, e anzi li trasforma in punti di forza. E poi, come ci racconta in questa intervista, anche lo yoga e la meditazione fanno la loro parte… 

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Sei traduttore e interprete, ti occupi di formazione per traduttori e di servizi per il mercato internazionale… decisamente l’amore per le lingue straniere non ti manca! Quando hai capito che sarebbero diventate il tuo lavoro, e quindi una parte consistente della tua vita?

Il mio primo glossario fu scritto quando avevo diciotto mesi. Lo scrissero i miei genitori (mia madre inglese, mio padre italiano) per aiutare i miei nonni romani a capire quello che dicevo. Conteneva parole come “bread”, “water”, “biscuit”. In qualche modo la mia carriera di traduttore è iniziata allora, ma capirai bene che non si trattava tanto di amore per le lingue straniere, quanto di sopravvivenza! Senza quel glossario sarei presto morto di fame e di sete.

Prima di iniziare la carriera di traduttore ho fatto per dieci anni il maestro d’inglese nelle scuole materne e primarie, quindi si può potrebbe dire che la conoscenza dell’inglese sia la competenza chiave nella mia carriera professionale. In realtà, altri “amori” hanno guidato le mie scelte lavorative, prima quello per l’educazione e la formazione (il motivo per cui ho fatto anche un dottorato in Pedagogia sperimentale) e poi quello per l’attività imprenditoriale (che mi ha spinto a fondare AlfaBeta, la mia società di traduzione, nel 1989). È vero che essendo bilingue do un po’ per scontata la conoscenza della lingua straniera anche se sono consapevole di quanto amore e di quanta fatica ci vogliono per apprendere bene una lingua, perché ci ho provato anch’io anche se con risultati non proprio entusiasmanti. Ma sono convinto che per avviare una carriera nella “language industry” ci sia oggi bisogno di molto di più che la sola passione per le lingue straniere.

Sei il direttore di EST (European School of Translation), un noto sito di formazione online per traduttori, e nel tuo intervento alla GdT hai sottolineato quanto sia importante che i professionisti mettano a disposizione le proprie competenze per contribuire a formare i colleghi. Puoi raccontarci com’è nata EST e quali sono i principi che la animano?

Il nostro principio ispiratore è “da tutti si può imparare”. Chiudiamo spesso i nostri incontri di formazione dicendo: “anche oggi abbiamo imparato qualcosa di nuovo”. E quel “nuovo” è il frutto di un sapere condiviso, di una conoscenza costruita in modo collettivo, una conoscenza a cui ognuno ha dato il proprio contributo. Seguendo questo principio, EST ha scelto di dedicare una gran parte delle proprie energie alla creazione e allo sviluppo di una community di apprendimento collaborativo online. Si chiama CommonSpaces, un progetto nato nell’ambito del programma Erasmus+ che vede la partecipazione di sei partner europei, coordinati dall’università La Sapienza di Roma. La piattaforma è interamente gratuita e prevede il reperimento e la condivisione di materiali didattici aperti e liberamente disponibili (le cosiddette “risorse didattiche aperte” o OER) all’interno di “comunità di pratica” che aspirano a sviluppare le proprie competenze lavorative e a migliorare le proprie prospettive di carriera. Il progetto è nato per creare un ponte tra università e mondo del lavoro, spesso molto lontani tra loro e quindi ci rivolgiamo a studenti universitari, neolaureati e giovani professionisti desiderosi di equipaggiarsi nel migliore dei modi per trovare o costruire il proprio lavoro ideale. D’altra parte, CommonSpaces è anche uno spazio di apprendimento dedicato alla formazione continua, per cui molti dei nostri membri sono professionisti senior che comprendono la necessità di aggiornarsi costantemente per affrontare le sfide di un settore in continua evoluzione. Presto lanceremo sulla piattaforma un programma di mentoring online, in cui mentori esperti potranno aiutare i più giovani a orientarsi sul proprio percorso di carriera. Ancora una volta, i colleghi possono essere risorse fondamentali per la nostra crescita professionale e umana e il ruolo di EST è di mettere a disposizione ambienti e strumenti per favorire questa crescita.

Sei anche fondatore di Alfabeta, una società di consulenza specializzata in servizi e tecnologie per la comunicazione internazionale. Considerata la tua lunga esperienza, quali sono secondo te i settori più promettenti che un giovane traduttore dovrebbe esplorare per trovare la sua nicchia?

Le traduzioni che potremmo definire più “generaliste” sono diventate delle “commodity”, ossia beni ampiamente disponibili sul mercato che non vengono distinti in base alla qualità. I clienti cercano spesso una traduzione senza preoccuparsi troppo delle sue caratteristiche particolari: “una traduzione è una traduzione”. Le tariffe di conseguenza sono “da fame”. Ci si accontenta del “good enough”, testi appena sufficienti e spesso del tutto insufficienti per assolvere le proprie finalità comunicative. Ovviamente, è più facile uscire dal ricatto delle tariffe in discesa libera quando si è specializzati in un particolare settore. Le specializzazioni che permettono di chiedere tariffe più dignitose sono soprattutto il legale e il finanziario, che richiedono ovviamente studi approfonditi e competenze settoriali significative, che vanno oltre le competenze specialistiche di tipo strettamente linguistico. Ma ci sono altri modi per diversificarsi rispetto al mercato indifferenziato delle traduzioni-commodity. Alcuni esempi li abbiamo illustrati durante la Giornata, ma si può dire che il comune denominatore di queste esperienze di successo è dato dall’adozione delle tecnologie più innovative, delle competenze trasversali come la capacità di lavorare in squadra e infine di un atteggiamento aperto all’impatto sociale ed etico della nostra professione.

 Nel tuo intervento alla GdT insieme a Marco Cevoli hai illustrato alcune realtà in cui i traduttori svolgono un lavoro dalle forti valenze etiche, mettendo le proprie competenze al servizio di progetti sociali o solidali di ampio respiro. Quali opportunità offrono questi progetti e perché i traduttori dovrebbero prendervi parte, secondo te?

I buddisti dicono che non vale la pena di fare qualcosa che non sia di beneficio agli altri. Si tratta di un atteggiamento che fa sempre più parte del sentire comune, anche nel mondo del lavoro. I tradizionali confini tra organizzazioni for profit e non profit sono destinati ad assottigliarsi e in un futuro non troppo lontano potrebbero sparire del tutto. Durante il nostro intervento alla GdT, ho citato l’esperienza delle B-Corporation e la recente nascita delle società benefit qui in Italia. Le società benefit sono a tutti gli effetti società a scopo di lucro che scelgono però di avere un impatto positivo a livello sociale e ambientale. C’è poi tutto l’ampio arcipelago delle organizzazioni non profit, come associazioni, Onlus, imprese e cooperative sociali. Le organizzazioni che hanno un impatto sociale e ambientale offrono tre vantaggi fondamentali dal mio punto di vista. Da una parte permettono a chi ne fa parte di contribuire concretamente, con la propria attività lavorativa, al miglioramento della società, sia a livello locale che globale, oltre che alla riduzione dell’impatto sull’ambiente. Siamo oggi tutti più consapevoli delle conseguenze delle nostre azioni e l’attività lavorativa non è da meno. Inoltre, il settore linguistico può contribuire in molti modi concreti allo sviluppo delle comunità locali (turismo, internazionalizzazione, istruzione, ecc.) e al miglioramento di molti problemi globali (comunicazione, risoluzione delle controversie, informazione, ecc.).
D’altra parte, bisogna considerare che i mercati e gli investitori apprezzano sempre di più le imprese etiche e sostenibili, “a impatto sociale e ambientale”, che infatti crescono in modo più stabile e continuo delle aziende tradizionali, anche per una maggiore consapevolezza dei consumatori. Inoltre le aziende di questo tipo fanno parte di una comunità di imprese che si sostengono e si promuovono vicendevolmente.
Il terzo vantaggio ha a che fare con la soddisfazione che nasce dall’adozione di un atteggiamento altruista nella propria vita, personale e lavorativa. Non è un vantaggio misurabile in termini economici, ma solo in termini di felicità.

Sappiamo che pratichi assiduamente lo yoga e la meditazione, la cui parola chiave, semplificando, è “consapevolezza”. In che modo queste discipline ti aiutano ad affrontare il tuo lavoro? E a tuo parere quali sono gli aspetti della professione di cui dovrebbero essere consapevoli i traduttori, soprattutto quelli alle prime armi, per non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà e nutrire il proprio entusiasmo?

Alcuni anni fa, la nostra scuola organizzò un weekend formativo intitolato “La palestra del traduttore”. Tra le varie pratiche che promuovevamo c’era lo yoga sul posto di lavoro. L’obiettivo era migliorare il benessere psicofisico durante il lavoro, un’attività che occupa una parte importante delle nostre giornate. Fu molto apprezzato dai partecipanti e progettiamo di riproporre presto un laboratorio dedicato alle pratiche meditative. Yoga e meditazione sono due strumenti molto potenti per chiunque desideri affrontare lo stress dell’attività lavorativa e della vita quotidiana in genere. Permettono di prendersi una pausa nelle nostre convulse giornate, per fare ritorno al corpo, in particolare al respiro che è un’ottima àncora alla quale affidarsi per non farsi trascinare via da ansie, paure e frustrazioni. I buddisti parlano di ritorno all’isola che c’è dentro ognuno di noi, un rifugio tranquillo dal quale possiamo affrontare qualsiasi avversità e ostacolo. Personalmente utilizzo la meditazione quando mi trovo ad affrontare attività emotivamente difficili coinvolgenti e stressanti: parlare con un cliente difficile, rispettare una scadenza impossibile, contrattare, parlare in pubblico, ecc.

Anche i traduttori alle prime armi possono coltivare questa pratica di consapevolezza. L’importante è assumere un atteggiamento adeguato nei confronti di noi stessi, delle nostre capacità e dei nostri limiti. Chi pratica meditazione consiglia di evitare il ricorso all’autostima, spesso basata sul raggiungimento di risultati e su un atteggiamento competitivo che può causare stress e frustrazioni, per abbracciare l’autocompassione, ossia “la disponibilità a guardare ai propri errori e alle proprie mancanze con gentilezza e comprensione”. Come abbiamo detto in chiusura della Giornata, è importante sbagliare e soprattutto accettare i propri errori, per poter crescere in modo sereno e rispettando la propria individualità e i propri sogni.

Per dirla con le parole del grande maestro Zen e poeta Thich Nhat Hanh: “Bellezza significa essere se stessi. Non hai bisogno di essere accettato dagli altri. Devi accettare te stesso”.

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Nel 1989 Andrea Spila ha fondato a Roma la società di consulenza AlfaBeta , che offre servizi di comunicazione per il mercato internazionale, e da allora la sua attività professionale come traduttore, formatore e consulente si sviluppa principalmente sul web. Dal 2009 dirige la European School of Translation, un importante centro di formazione e aggiornamento per traduttori che svolge tutte le sue attività online.

La fotografie sono di Angela Stelli.

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