Marco Cevoli, quando traduzione fa rima con innovazione

uvzcvfvv14kvzp0ccgqugtl72ejkfbmt4t8yenimkbvvk0ktmf0xjctabnaljim9Se Marco Cevoli ha l’aria di un ingegnere travestito da traduttore un motivo c’è: la sua specializzazione sono le traduzioni tecniche, soprattutto nel campo informatico, e la tecnologia è parte integrante del suo lavoro sui testi. Nel suo intervento alla Giornata del Traduttore 2016, insieme ad Andrea Spila di EST, Marco ha incoraggiato i presenti a tentare nuove strade nel settore delle lingue, coniugando un mestiere antico con le opportunità offerte da web e globalizzazione. In questa intervista ci racconta la sua esperienza e ci regala preziosi spunti per prendere la strada dell’innovazione.

Tra le tue aree di specializzazione al primo posto compare l’informatica. Puoi raccontarci com’è nata la tua passione per la traduzione e come sei arrivato a specializzarti in questo settore?

A dire il vero mi sono ritrovato nel settore della traduzione abbastanza per caso. Durante il periodo universitario e negli anni successivi avevo svolto qualche traduzione saltuaria, (corrispondenza commerciale e un paio di manuali di apparecchiature musicali per alcuni conoscenti), e anche durante il mio primo impiego, come rappresentante commerciale di una ONG, fra le mie mansioni c’era la traduzione da inglese a italiano del materiale che arrivava dalla sede centrale. Tuttavia, il salto di qualità avvenne dal 2001, quando mi ritrovai a stretto contatto con le traduzioni tecniche. Infatti, mentre frequentavo un master in design e produzione multimedia a Barcellona, in Spagna, una multinazionale specializzata nella redazione tecnica per il settore automotive mi contattò per coprire la posizione vacante di project manager e revisore per l’italiano. Fu un’esperienza molto formativa, perché l’azienda copriva tutta la catena di valore della documentazione tecnica: redazione, disegno tecnico, illustrazione, impaginazione, traduzione e stampa (senza contare i progetti multimediali). Con questa visione a 360 gradi del processo produttivo e con il parallelo approfondimento dei programmi all’epoca più gettonati per la creazione di contenuti (Photoshop, Flash, Director, Premiere, tanto per citarne alcuni) durante le ore del master, stavo gettando le basi, un po’ inconsciamente magari, della duttilità che si sarebbe rivelata preziosa per affrontare serenamente i progetti di traduzione più complessi. Se a questo aggiungiamo che sono sempre stato affascinato dai computer, fin dal Commodore 64 da ragazzino, e che non ho mai temuto di “sporcarmi le mani” con software e hardware (“format C”, ovvero la cancellazione dell’intero hard disk, è un’esperienza che ho vissuto molte volte, talvolta perdendo contenuti preziosi…), la specializzazione in questo campo è venuta naturale.

Spesso i traduttori, soprattutto alle prime armi, hanno un’idea un po’ romantica della traduzione e vorrebbero avvicinarsi al mondo letterario o artistico. Quali soddisfazioni può dare invece la traduzione tecnica? E quale strada consiglieresti ai traduttori in erba per entrare in questo settore?

Non è un segreto che le traduzioni tecniche siano generalmente più noiose e meno creative di quelle editoriali, ma di solito sono pagate meglio. Questo da solo dovrebbe dare una motivazione aggiuntiva a chi non le aveva considerate come sbocco lavorativo. Ragioni economiche a parte, ci sono progetti in cui la traduzione gioca un ruolo fondamentale. Sapere di essere un elemento essenziale del successo di un servizio o di un prodotto può essere molto gratificante. Ad esempio, scaricare una certa app che “parla” la lingua che abbiamo scritto noi, oppure osservare che un determinato sito trionfa sul mercato italiano anche grazie ai nostri testi. Tuttavia, il nostro è un lavoro anonimo il cui frutto è spesso bistrattato: molti siti vengono tradotti a “ondate”, talvolta da persone diverse, per cui accanto ai nostri testi è facile trovare strafalcioni inseriti da chi ci segue o da chi ci ha preceduto. Ci è capitato con un e-shop tradotto da Qabiria, la mia società, in spagnolo: il web designer, italiano, credeva di sapere la lingua e ha tradotto un paio di banner della home page, inserendoci gravi errori di ortografia. Fortunatamente ce ne siamo accorti e abbiamo avvisato il cliente, ma quando succedono certe cose subentra un po’ di frustrazione. Il consiglio che mi sento di dare è di identificare una nicchia ben precisa e di formarsi seriamente sull’argomento, in modo da poter rappresentare un vero valore per i potenziali clienti. La nicchia deve essere sufficientemente piccola da essere alla propria portata, ma anche ampia abbastanza da rappresentare un’opportunità commerciale.

Sei un esperto utilizzatore e divulgatore di sistemi di traduzione assistita. Qual è secondo te il principale aiuto che possono darci i software e quanto conta invece la creatività in quello che facciamo?

Attualmente la traduzione tecnica è impensabile senza l’ausilio di strumenti informatici, quali i CAT, la traduzione automatica, le banche dati terminologiche, ecc. Dato che continuiamo a essere pagati a parola o a cartella, l’obiettivo è quello di aumentare il numero di parole tradotte nell’unità di tempo, ovvero diventare sempre più produttivi. Il motto di Qabiria, è “aumentare la produttività con l’uso creativo della tecnologia”. Significa essere sempre alla ricerca del modo migliore di sfruttare gli strumenti sul mercato per lavorare meglio: siamo circondati da programmi, app, siti, persino gadget fisici, che possono darci una mano a organizzare il lavoro, gestire il tempo, facilitare le ricerche, digitare, correggere e anche tradurre. Lascio per ultima l’attività di traduzione, perché spesso sottovalutiamo il tempo dedicato al resto delle mansioni, che invece, se ottimizzato, può davvero fare la differenza a fine mese.

La creatività è insita nel nostro lavoro di riscrittura del testo. Se è vero che gli strumenti ci stanno già aiutando anche a essere più creativi, a scegliere meglio le parole (penso ai dizionari digitali dei sinonimi o delle collocazioni, ai corpora, ai correttori stilistici), la sensibilità linguistica, la capacità di scrittura, è ancora un tratto essenziale che fa la differenza fra un bravo traduttore e un ottimo traduttore. Attenzione però a non sottovalutare tutti gli altri aspetti, come la professionalità, l’affidabilità, la reattività, le capacità di negoziazione, l’abilità nella risoluzione degli imprevisti, ecc. In un contesto in cui tutti gli incarichi sono urgenti, i clienti possono dare più peso a questi fattori che alla qualità linguistica, che si dà per scontata.

 Nel tuo intervento alla GdT insieme ad Andrea Spila hai parlato di come coniugare traduzione e tecnologia per dare vita a idee innovative, naturalmente facendo rete con chi ha competenze in altri settori. Puoi darci qualche consiglio per mettere in moto il cervello e farci venire un’idea geniale?

Per sua natura, il traduttore è un solutore di enigmi. Le opportunità si nascondono nei dettagli. Bisogna osservare costantemente quanto ci circonda, allargando il tiro, alla ricerca di problemi che ancora non hanno una soluzione, magari in settori lontani dal nostro o che con le traduzioni e le lingue apparentemente hanno poco a che vedere. Inoltre, il vantaggio di chi sa muoversi in contesti internazionali è che può osservare mercati lontani dal suo, può scandagliare siti, sfogliare riviste e giornali di altri paesi a caccia di fenomeni e servizi innovativi da importare. Chi ha la fortuna di vivere in un grande centro dovrebbe sfruttare tutte le occasioni di networking per confrontarsi con altri imprenditori, altre realtà. Ti faccio qualche esempio: la mia collaborazione con Andrea Spila è scaturita da un incontro fortuito in una conferenza per traduttori. Andrea mi ha fatto poi conoscere Sabrina Tursi di STL, con cui collaboro stabilmente. La digitalizzazione del Dizionario delle Combinazioni Lessicali di Francesco Urzì è nata da una chiacchierata con l’autore durante una pausa di un altro convegno. Uno dei maggiori clienti attuali di Qabiria è arrivato da un networking che nulla aveva a che fare con la traduzione o l’internazionalizzazione. Un cliente con cui abbiamo lavorato per anni, fino alla chiusura, è giunto grazie a una risposta ben data su un forum tecnico. Insomma, si può fare rete e trovare opportunità veramente in tanti modi.

Dal tuo intervento è emersa la figura di un traduttore ben diversa dall’immagine tradizionale del nerd chino sulla scrivania circondato da scartoffie e dizionari (“il traduttore è morto” è stata la tua frase d’esordio, che comprensibilmente ha creato un certo scompiglio in sala!). Possiamo dire che per avere successo il traduttore del 2016 deve togliere il pigiama e vestire i panni dell’imprenditore?

Sì, senz’altro. Chiunque voglia offrire un servizio commerciale in un mondo globalizzato deve rimboccarsi le maniche e iniziare a pensare a se stesso come a un fornitore di servizi, non come a un artigiano indispensabile (come può esserlo l’idraulico che paghiamo qualsiasi cifra quando abbiamo in casa un tubo che perde). Le priorità del cliente sono quasi sempre diverse da quelle del traduttore “vecchio stampo”. Bisogna essere consapevoli che un servizio a un’azienda è costituito da tanti fattori, come spiegavo in precedenza, e la qualità intrinseca del prodotto che offriamo è soltanto uno di questi. Fra l’altro è quello meno facile da giudicare, dato che nella maggioranza dei casi il cliente non conosce la lingua, altrimenti non ci avrebbe chiesto il servizio in primo luogo.

Il traduttore “vecchio stampo” è facilmente sostituibile, magari con manodopera a basso costo proveniente da paesi dove il costo della vita è inferiore (questo vale soprattutto per lingue quali l’inglese o lo spagnolo, meno per l’italiano) o con l’automatizzazione. Tutte le professioni e i servizi che possono essere parzialmente o totalmente automatizzati (come certe traduzioni) e che soffrono la spinta dei paesi emergenti si trovano in una situazione altamente vulnerabile. O si cambia mentalità e si cambia funzione (spostando il livello dei servizi verso l’alto, verso la consulenza, l’integrazione di servizi) o si rischia di vedersi superati da chi queste cose le ha capite prima di noi. Il tempo a disposizione per attuare questo cambiamento non è molto. Sono convinto che alcuni traduttori rimarranno fuori dal giro, ma per quelli capaci di adeguarsi e di crescere come professionisti il futuro è sicuramente roseo.


marco-bnMarco Cevoli si è laureato in lingue e letterature straniere all’Università Cattolica di Brescia e ha frequentato il Master in design e produzione multimedia presso l’Università La Salle di Barcellona. Freelance specializzato in traduzioni tecniche e localizzazione dal 1997, è anche project manager e coautore della Guida completa a OmegaT.
 Dopo diverse esperienze in aziende di varia grandezza ha fondato Qabiria, una società di traduzioni, consulenza e formazione per i professionisti dei servizi linguistici. Da alcuni anni partecipa come relatore a diverse conferenze (ProZ, Translation Forum Russia, Com&Tec, TeTra3, Giornata del Traduttore) e collabora con università e centri di formazione italiani e spagnoli.

La foto di copertina è di Angela Stelli.

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