Il traduttore 3.0, secondo doppioverso

Il mondo cambia in fretta, e cambiano anche i traduttori e il loro modo di farsi conoscere in società… anzi, sui social! Barbara Ronca e Chiara Rizzo, le vulcaniche animatrici del blog doppioverso, hanno una loro teoria sui traduttori 3.0 e ce la raccontano in quest’intervista ricca di consigli e spunti, per traduttori alle prime armi e non.

Barbara Ronca è una traduttrice editoriale specializzata in turismo e narrativa anglofona, ma si occupa anche (tra l’altro) di editing, organizzazione eventi e formazione; Chiara Rizzo traduce principalmente testi giornalistici e accademici legati al dialogo interculturale e al mondo arabo, ma si occupa anche (tra l’altro) di web content management e gestione eventi. Insieme hanno creato doppioverso, un blog in cui esprimono le loro competenze e una palestra della mente in cui si esercitano nelle (tante) cose che sanno fare meglio: riflettere sulle loro esperienze, confrontarsi e scrivere, scrivere, scrivere…

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Fino a qualche anno fa la grande domanda social era: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. Nel 2016, secondo voi quanto è importante per un traduttore farsi notare e quali sono i modi più efficaci per farlo?

Oggi come oggi è importantissimo per qualsiasi professionista avere una presenza online: sia in termini di caccia ai potenziali clienti (il semplice invio del CV non funziona più, ammesso che abbia mai funzionato) sia in termini di confronto con i propri simili. Mettere in vetrina sul web le proprie competenze di scrittura, attraverso il blog, o raccontare ciò che si è fatto invece di inserirlo in un semplice portfolio statico, può consolidare la nostra immagine rendendola più appetibile, perché mette in luce davvero le nostre specializzazioni e i nostri interessi, fa risaltare la nostra individualità specifica, ciò che ci distingue dagli altri freelance sul mercato. Chi ci legge o ci segue può dunque capire meglio perché ha bisogno proprio di noi e dei nostri servizi. Questo vale sia per i professionisti già rodati che anche e soprattutto per chi sta cercando di farsi strada. Un blog e i social come Facebook o Twitter sono secondo noi le modalità più indicate – e più efficaci – per far sentire la propria voce.

Il vostro sito-blog doppioverso è diventato un punto di riferimento per moltissimi traduttori. Quali consigli vi sentite di dare ai colleghi che decidono di aprire un proprio sito perché valorizzi la loro professionalità e rispecchi la loro personalità?

Non abbiate paura di scommettere su voi stessi. La prima cosa a cui dovete puntare è la vostra autenticità, perché è quella che vi differenzia dagli altri. Una vostra caratteristica peculiare a cui non date peso potrebbe essere la chiave del vostro successo in termini di personal branding. Oggi come oggi i blog/siti di traduttori e freelance sono tantissimi, e per far sì che il vostro non sia solo l’ennesimo la cosa migliore è assicurarvi che rispecchi in pieno la vostra personalità e i vostri interessi. Ci spieghiamo meglio: mettiamo che siate un aspirante traduttore e decidiate di aprire un blog. Una sfilza di post sulle teorie e tecniche della traduzione non avrebbe senso e non sarebbe credibile se non supportato da un bagaglio di esperienza adeguato. Ma ipotizziamo che abbiate un interesse o una passione in cui invece siete molto ferrati (per questo esempio diciamo la cucina, ma lo stesso vale per serie TV, cinema, viaggi, sport estremi…) e nei vostri post riusciate a coniugare i due aspetti, la traduzione e la gastronomia: ecco, un’impostazione del genere racconterebbe molto di voi e sarebbe sicuramente più utile ai potenziali clienti, poniamo editori di libri di cucina, che devono scegliervi tra mille colleghi.

Da un anno e mezzo scrivete un blog, anch’esso seguitissimo. Cosa vi dà l’attività di blogging in termini non solo di soddisfazione personale, ma anche di visibilità?

Partiamo dal presupposto che entrambe siamo grafomani e venivamo già dall’esperienza di blogging, per quanto più ombelicale, di Splinder. Come si evince da questa premessa scrivere ci piace, non ci pesa ed è una valvola di sfogo importantissima dal punto di vista personale. In termini di visibilità ci ha aiutate però a mettere in luce le nostre specializzazioni e interessi (per Barbara il turismo e la narrativa, per Chiara le nuove tecnologie e le tematiche sociali) in modi che (da quel che abbiamo notato) sono risultati anche più incisivi per i nostri committenti.

Anche la vostra attività viaggia… doppioverso: da un lato come traduttrici siete specializzate in alcuni settori, dall’altro diversificate dedicandovi a formazione, eventi e content writing. Secondo voi quanto è importante per un traduttore specializzarsi in un determinato settore e quando, invece, nasce l’esigenza di diversificare? E nella vostra esperienza i committenti apprezzano più un traduttore specializzato o un professionista versatile?

Su doppioverso siamo abbastanza paladine di questa teoria, e in realtà andando avanti la stiamo sempre più vivendo sulla nostra pelle: il traduttore che ci piace chiamare 3.0 non è più un traduttore e basta da un tot al chilo, ma una figura poliedrica il cui lavoro sulla lingua e con la lingua spazia in ambiti differenti. Le figure che oggi nel nostro settore hanno più successo, o ancor di più, che incarnano questo nuovo paradigma, sono quelle che si approcciano al lavoro in modo multidisciplinare e interdisciplinare: questo nuovo traduttore traduce, scrive per il web, segue i social per sé ma spesso anche per altri. La figura del traduttore fine a se stesso è secondo noi destinata a scomparire. La specializzazione è un’ottima cosa (noi traduciamo entrambe, da molti anni, muovendoci per lo più in ambiti abbastanza ben definiti), ma dev’essere una specializzazione inclusiva, che tenda a comprendere dentro di sé una galassia di competenze afferenti allo stesso settore. Insomma, un approfondimento costante che aiuti chi lo esercita ad arricchire la professionalità di sbocchi innovativi, permettendogli di trovare declinazioni originali per scelta consapevole. Per il cliente è meglio traduttore specializzato o professionista versatile? Nella nostra esperienza dipende: sicuramente per il cliente – e per la nostra professionalità – l’importante è che sia la specializzazione che la versatilità non siano improvvisate, ma nascano da una base solida di competenze affinate e acquisite.

Nel vostro sito specificate che “doppioverso è l’unione di due individualità e punta a moltiplicare le opportunità ottimizzando, e non cancellando, le nostre differenze”. Quali sono secondo voi i vantaggi e gli eventuali rischi di associarsi con uno o più colleghi? E lo consigliereste a chi si affaccia al mondo freelance?

Per la nostra personale esperienza abbiamo riscontrato solo vantaggi. Il fatto di associarci ci ha aiutate a promuovere da una parte le nostre singole professionalità, perché ognuna ha aiutato l’altra a individuare e far risaltare ciò che le viene meglio; dall’altra insieme abbiamo individuato percorsi e attività in cui da sole non ci eravamo mai addentrate e che invece in due abbiamo avuto il coraggio – e la possibilità – di affrontare ed esplorare.

Chiara e Barbara raccontano…

13407351_10154299795903836_70019008_nCi siamo conosciute a Milano a un corso di formazione di STL sulla revisione editoriale: Chiara lo seguiva come allieva, Barbara è passata per un saluto a pranzo e… ha dimenticato un maglione sulla sedia! Dal primo incontro a Torino per restituirglielo abbiamo iniziato ad “annusarci” e a scoprire che avevamo molte cose in comune, in termini di visione della vita e del lavoro, così come alcune differenze caratteriali che però finivano per renderci l’una il detonatore dell’altra. Alla GDT del 2014, forti dell’iniezione di entusiasmo nata dal vedere come i traduttori tecnici si dessero da fare per trovare modalità originali e innovative per promuovere la propria professionalità (una vera e propria epifania per noi due che veniamo dall’ambito editoriale che è molto più “statico”) ci è venuta l’idea di mettere su un sito insieme. Nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto essere un semplice sito “vetrina” (che nessuna delle due aveva) però di coppia; ma mentre lo costruivamo abbiamo pensato che una sezione blog avrebbe aggiunto un dettaglio originale, qualcosa che ci aiutasse a spiccare tra la folla. La logorrea romana ha fatto il resto: il blog ha rapidamente preso il sopravvento, molti colleghi soprattutto alle prime armi hanno iniziato a scriverci e da lì ci siamo rese conto di quanto nel nostro settore si avvertisse forte l’urgenza di un confronto tra simili, della creazione di una comunità di riferimento. Ci è venuto naturale assecondare questo bisogno, dando dritte a chi ce le chiedeva e raccontando, per quel poco che possiamo, le nostre esperienze, nella speranza che tornino utili a qualcuno. Vorremmo aiutare soprattutto i più giovani ad approcciarsi alla professione in maniera più consapevole e rigorosa (il che non può che essere un bene per tutti, in una categoria come la nostra le cui molte difficoltà attuali dipendono da una scarsa conoscenza della vera natura del mestiere e da una dilagante tendenza all’improvvisazione).

(La prima fotografia è di Valeria Aliperta, la seconda “un selfie cretino ma che ci piace tantissimo”)

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