Squanto, l’interprete del Nuovo Mondo

2100100_saints-strangers1_r7uqh32wnwpeezcsxgnasl6vimeatuw6lrlcsphco3flmkbrawuq_1200x540Qualche mese fa mi è capitato di tradurre Saints & Strangers, una miniserie in due puntate di National Geographic che racconta lo sbarco dei Padri Pellegrini a Plymouth, nell’attuale Massachusetts, nel 1620. La serie, andata in onda da noi in agosto su Paramount Channel, racconta in modo piuttosto fedele, senza eccessivi trionfalismi e senza divisioni manichee (grosso rischio in questo tipo di narrazioni!) le enormi difficoltà e indicibili sofferenze patite da questi pionieri, che probabilmente non avrebbero superato un altro inverno senza l’aiuto delle tribù native del luogo. In effetti quando si studia questo capitolo della storia, in genere si tralascia un piccolo particolare: gli inglesi della Mayflower, il primo gruppo di civili giunto nel nuovo mondo per colonizzarlo stabilmente, erano pochi, stremati dagli stenti, malati di scorbuto e quant’altro; non conoscevano quella terra e i frutti che vi nascevano, perciò pur essendo fondamentalmente contadini non erano in grado di coltivarla. Eppure i Padri Pellegrini, guidati dal governatore John Carver, riuscirono a stabilire di rapporti amichevoli con le tribù locali e in particolare con i Wampanoang, capeggiati da Massasoit, al punto di firmare un patto di mutua protezione e pace. Tutto ciò fu reso possibile da Squanto (o Tisquanto), un indiano membro della tribù dei Patuxet, appartenente alla confederazione dei Wampanoang, che fece da interprete.

saintsandstrangers_4-004Questo personaggio storico realmente vissuto, come gli altri rappresentati nella miniserie, aveva avuto una vita eccezionale: rapito bambino da un capitano inglese andato in esplorazione nelle sue terre, aveva solcato l’oceano diverse volte e aveva vissuto a Londra e a Malaga, in Spagna, dove aveva preso parte ad avventure incredibili. Durante i suoi periodi in Inghilterra gli era stato insegnato l’inglese appositamente perché potesse fare da interprete per i conquistatori, e questa sua conoscenza ne faceva un personaggio ammirevole anche agli occhi dei Padri Pellegrini:

SQUANTO: I am Squanto, who has been to England and Spain and Newfoundland, and across the Great Ocean more times than any man here.

Squanto, naturalmente con il benestare di Massasoit, insegnò agli inglesi come coltivare la terra e adattarsi al nuovo mondo. Nell’ottobre 1621 gli ormai pochi Pilgrim Fathers sopravvissuti festeggiarono il raccolto insieme a un centinaio di Wampanoang, banchettando con ogni sorta di selvaggina, compreso naturalmente il tacchino: una ricorrenza diventata poi il celebre Thanksgiving Day, la prima festa americana “indigena” (anche se questo nome le venne dato solo due anni dopo, nel 1623).

548843075586_saintsandstrangers_trailer1_30_daydatetime_h264-bestÈ davvero incredibile pensare a cosa dev’essere stato per un nativo americano dell’epoca fare un’esperienza come quella di Squanto: conoscere due mondi così diversi, lontani anni luce nello spazio e per la loro cultura, senza il minimo punto di contatto… chissà cosa deve aver pensato sbarcando nella Londra nel XVII secolo! Eppure questa esperienza fu anche una terribile condanna: la sua appartenenza a due universi paralleli lo rendeva un apolide, un uomo dall’identità sospesa di cui nessuno si fidava perché era l’unico detentore di un sapere preziosissimo: la lingua straniera e la capacità di interpretarla.

SQUANTO: I could speak to them, and know their purpose.

MASSASOIT: Would you tell it true?

SQUANTO: As it is spoken.

MASSASOIT: What is spoken and what is heard are often not the same.

SQUANTO: I would interpret their motives.

HOBBAMOCK: And who, Squanto, will interpret yours?

MASSASOIT: What do they want?

(Hobbamock è un uomo di fiducia di Massasoit incaricato di “vigilare” Squanto.)

Squanto stesso nella serie parla di questa sua mancanza di identità quando si confida con William Bradford, il futuro governatore della colonia che ha perso la moglie della traversata e ha lasciato un figlio in Inghilterra. Certo, siamo nell’ambito della finzione, ma credo sia molto probabile che questi fossero i veri sentimenti dell’interprete nativo.

SQUANTO: Four times have I crossed this ocean. Not once by choice. In my time away, I felt great sadness being alone. A stranger in a new world. With great joy, I finally returned. Only then did I truly learn what it is to be alone. I sat not far from this place and wept into the waters that carried me so far away. That day I longed for my home. And yet, I was already home.

Oltre a descrivere la figura di uno degli interpreti più decisivi della storia, questa serie ha anche un altro merito: un po’ come quanto avvenuto in The Revenant (di cui vi parlo in questo articolo), la presenza degli indiani è tutt’altro che contestuale e rappresenta l’esito di un grande lavoro di scavo nelle lingue native. Uno scavo che per gli attori è anche un viaggio nella propria identità e un messaggio per le nuove generazioni, come ci raccontano loro stessi in questo video.

Certo Squanto non è stato l’unico interprete del nuovo mondo (basta ricordare la Malinche, interprete nonché amante di Hernán Cortés), ma la sua storia è una delle più struggenti; ci racconta perché Kalani Queypo, l’attore che dà vita a Squanto nella serie, in quest’altro video.

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