Il pawnee, la lingua nativa di Revenant

57e066f0989faf4f42e8412e8567daf2Esce in questi giorni Revenant – Redivivo, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu con un Leonardo Di Caprio in versione sporca, barbuta e molto arrabbiata. La trama si basa su un romanzo di Michael Punke e narra la storia vera di Hugh Glass, un trapper (cacciatore di pellicce) che nel 1823 partecipa a una spedizione nelle terre selvagge dell’Ovest americano con il figlio mezzosangue Hawk. Attaccato da un orso, Glass viene dato per morto dai suoi compagni, che lo abbandonano e uccidono suo figlio. Quando si rende conto di essere ancora vivo il suo unico obiettivo diventa vendicare il torto subito e per farlo non esita ad attraversare da solo una natura implacabile nel cuore dell’inverno.

Il film ha una fotografia che toglie il fiato e tocca temi come il rispetto per l’ambiente, la relazione padre-figlio e l’incontro scontro tra i pionieri americani e i nativi, in un’ottica tutt’altro che scontata o manichea. Glass infatti scopre la cultura pawnee, si innamora di una delle loro donne e ne impara la lingua.

La sottoscritta linguenauta ha avuto la fortuna di tradurre un documentario sulla realizzazione del film e, incuriosita, si è chiesta che tipo di lingua fosse il pawnee.

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Così mi sono inoltrata nel complesso mondo delle lingue native dell’America Settentrionale e ho scoperto che fa parte delle lingue caddoan (o caddo), parlate nelle grandi praterie, che comprendono appunto il pawnee, il wichita, il caddo e l’arikara (queste ultime due quasi estinte o moribund, come citano impietosamente le fonti in inglese) e l’estinta kitsai. Un tempo questo ceppo linguistico era diffuso in un’area piuttosto vasta che comprendeva parti di diversi Stati attuali (Texas, Louisiana, Arkansas, Nebraska, Nord Dakota e Oklahoma), mentre oggi purtroppo sopravvive solo in alcune riserve degli ultimi due Stati menzionati. E pensare che proprio il Texas deve il suo nome al caddo: deriva infatti dalla parola tayshash, che significa “amico”… un’ironia della sorte, dal momento che i pionieri si sono dimostrati tutt’altro che amichevoli con i nativi locali.

Il pawnee è la lingua più importante del ceppo. Parlata da ben 60.000 nativi fino al XIX secolo (oggi la popolazione si è ridotta a poco più di 3.000 individui e poche decine di parlanti), le sarebbe spettato il diritto di dargli il suo nome, ma il classificatore si basò su un criterio puramente alfabetico che fece ricadere la scelta sul caddo.

Oggi alcune associazioni tentano a fatica di preservare queste lingue dall’estinzione totale raccogliendo testimonianze su lessico, pronuncia e narrazioni. Il loro compito è senz’altro arduo, perché in totale tutte le lingue caddo sommano a malapena un centinaio di parlanti.

In rete potete scoprire i nomi di alcuni animali in pawnee (che danno anche il nome ai colori), curiosare nella loro mitologia e trovare informazioni sul profilo linguistico dell’idioma.

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