7 tranelli da evitare se vuoi iscriverti a Lingue

Finalmente la maturità è stata archiviata, la preiscrizione all’università è stata fatta, le ultime vere vacanze da studenti (sì, quelle che durano tre-mesi-tre!) sono a portata di mano e l’agognato o temuto inizio dell’università è ancora un pensiero lontano. Perciò, quale momento migliore per riflettere sulla scelta fatta mesi fa e chiarirsi definitivamente le idee? Linguaneauti (nella persona di una che ha deciso cosa studiare praticamente una settimana prima dell’inizio dei corsi e non se n’è mai pentita) vi propone sette piccoli spunti su cui riflettere nel caso vi siate preiscritti a un corso di laurea in lingue… oppure no, e vogliate farci un pensierino!

 1. Al liceo avevo 8 in inglese, faccio Lingue

Certo, questo è un buon punto di partenza per decidere di iscriversi a una facoltà linguistica: un po’ come avviene per la musica, infatti, non tutti sono portati per le lingue e un certo “orecchio” può fare la differenza tra un laureato soddisfatto e un fuoricorso stressato. Ma se si pensa di vivere di rendita con quanto studiato al liceo si rischia una grossa delusione: studiare lingue all’università significa andare ben più a fondo di quanto si fa un una scuola superiore, confrontarsi con materie ostiche come filologia o glottologia e sostenere esami in lingua. Pronto/a ad accettare la sfida? Fidati, ne vale la pena!

2. Lingue è una facoltà facile

E va bene, ammettiamolo: nessuno ti chiederà di fare calcoli con dieci incognite, di progettare edifici a sei piani e nemmeno di sezionare un cadavere… però Lingue non è una facoltà facile, soprattutto se l’obiettivo finale non è semplicemente strappare un diciotto. Perché spesso andare a lezione non basta e quello che c’è da sapere non si trova solo nei libri, ma si scova con la curiosità di approfondire per conto proprio leggendo, ascoltando, parlando, magari frequentando il paese di cui si studia la lingua per “sciogliersi” un po’. La voglia di andare oltre dev’essere insita nello studente di lingue, altrimenti una volta presa la laurea cosa resterà?

3. Mi faccio consigliare nella scelta

L’inglese è imprescindibile, lo spagnolo è divertente, il francese non se lo fila più nessuno, il tedesco è impossibile, il cinese è la lingua del futuro, l’arabo sarà sempre più importante, il portoghese è una buona nicchia, l’ungherese quando mai ti servirà, del croato che te ne fai? Quando arriva il momento di scegliere le lingue da studiare tutti ti diranno la loro e ti faranno girare la testa, sprofondandoti in una serie di dubbi. L’unico consiglio utile in questi casi è dimenticare calcoli e pregiudizi, e scegliere solo con il cuore. Dopotutto dovrai studiare quella lingua per anni, andare nei paesi in cui si parla, scoprirne la cultura e amarla, e poi, in futuro e per tutta la vita, usarla per lavorarci. Se non richiede amore questo!

4. Scelgo lingue perché mi piace viaggiare

Oppure perché ho tanti amici stranieri, o perché vorrei andare a vivere in un dato Paese… Tutte motivazioni lodevoli, naturalmente, ma per studiare Lingue la più importante è una sola: quello che deve piacerti è… la lingua in sé. Perché la studierai in tutte le salse, e come dicevamo sopra dovrai andare ben oltre quello che ti propone la facoltà se vuoi farla davvero tua. Vuoi studiare le lingue perché le consideri un veicolo per qualcos’altro? Benissimo, non desistere! Ma forse è meglio se cerchi qualche corso più pratico, perché è probabile che la teoria che ti propone la facoltà ti annoi presto. Al contrario, provi un brivido nel cogliere una costante evolutiva della lingua, una regola fonetica inaspettata, uno scarto semantico illuminante? Perfetto: hai trovato la tua strada.

5. A me interessa la lingua, non la cultura (o viceversa)

La lingua è cultura, e la cultura passa anche per la lingua: quando si studia un idioma straniero non si possono scindere. La letteratura inglese ti appassiona, ma preferisci di gran lunga leggerla tradotta? Oppure adori gli ideogrammi, ma proprio non riesci a cogliere il senso dell’ikebana? Non c’è niente di male; sappi solo che probabilmente Lingue non è il corso di laurea per te, perché per farlo come si deve devi avere ben chiaro che lingua e cultura sono indissolubili, proprio come la a e la e nel grafema æ.

6. Posso studiare comodamente senza muovermi da casa

Se il confronto con altri studenti, professori, professionisti e quant’altro è importante per tutte le facoltà, per gli studenti di lingue è decisamente imprescindibile. Fidati, avrai tempo a sufficienza per diventare un linguista pantofolaio: quando stai imparando, però, la sedentarietà e l’introversione sono severamente proibite. Passare un periodo di studio o lavoro all’estero non rientra nei tuoi programmi, ti vergogni a parlare con gli stranieri, non te ne importa niente delle rassegne di film in lingua e non sai nemmeno che giornali si pubblicano oltralpe? Ecco, forse lingue non fa per te. Se invece la riposta a tutte queste domande è negativa… corri a presentare l’iscrizione alla facoltà!

7. Devo tenere ben presente il mercato del lavoro

E va bene, forse laurearsi in finlandese non ti offrirà sbocchi immediati, ma se è la lingua (e la cultura) che ami, perché rinunciare a priori? È molto probabile che una volta presa la laurea la motivazione a cercare un lavoro in cui usarla sia ben più forte che se avessi scelto il cinese mandarino. Le lingue che decidi di studiare ti rappresentano e ti accompagneranno nella tua vita lavorativa per decenni, quindi è meglio sceglierle con il cuore: i matrimoni di convenienza raramente riescono bene! E poi diciamocelo: chi ha la sfera magica per prevedere come si evolverà il mercato del lavoro? Le opportunità possono presentarsi nei modi più inaspettati e solo la passione può portarti lontano.

Hai trovato interessante questo articolo? Leggi anche Perché studiare lingue straniere?

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11 risposte a "7 tranelli da evitare se vuoi iscriverti a Lingue"

  1. Salve, magari è un po’ tardi postare la domanda, ma vorrei pareri da persone che sanno qualcosa in più di me. Io sono madrelingua russa, ma ho l’educazione nella lingua fino alla 3-4 elementare. Lo parlo senza accenti visibili (orecchiabili?) ma comunque faccio fatica a formulare frasi complete e ben strutturate, stessa situazione anche dalla parte grammaticale e lessicale: molte cose non le so. Ovviamente la traduzione non riesco a farla bene senza guardare 3 volte suggerimenti su google translate, e in ogni caso non sarebbe organica o ben fatta. Arrivo alla domanda: sarebbe saggio fare il russo all’università, partendo da 0 al primo anno, o sarebbe uno spreco di tempo (e opportunità di studiare altre lingue)?

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    1. Ciao Alice, se il tuo livello di russo non è alto, dal mio punto di vista non credo sia uno spreco di tempo partire a studiarlo da zero; magari alcune cose già le sai (come molti che si iscrivono a lingue) ma in generale uno studio più organico e completo è necessario, se vuoi lavorare con il russo a livello professionale 😉 In bocca al lupo!

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  2. Ciao! Sono una futura studentesse di lingue in crisi. In generale sono affascinata dalle lingue e credo davvero di voler intraprendere questa strada ma: quali lingue scegliere?
    E con questa domanda non voglio sapere quali lingue “converebbe” studiare perchè già si sa (o almeno è quello che si crede attualmente) ma: come capire quali sono le lingue che ti potrebbero appassionare quando non ne hai la più pallida idea? Perchè a parte avere delle opinioni sull’inglese che ho studiato a scuola per anni e lo spagnolo imparato per 6 mesi in Spagna, in questo momento mi potrebbe piacere il tedesco, come il finlandese, come il giapponese o il croato, ma fino a quando non mi ritrovo faccia a faccia con questa lingua e la sua cultura, non potrò sapere se mi appassiona davvero o no.
    E allora quello che chiedo: avete dei consigli per avvicinarsi a questa fatidica risposta? Grazie in anticipo

    ps. complimenti per l’articolo, lo trovo molto utile e soprattutto ne condivido ogni singola parola

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    1. Ciao Antonella,

      la scelta di una lingua da studiare è strettamente personale, e credo sia molto difficile dare consigli in merito 🙂 Magari potresti provare a leggere qualcosa sui paesi che più ti ispirano, guardare qualche video, informarti meglio sulla loro cultura… e vedere se scatta la scintilla? In bocca al lupo e facci sapere com’è andata!

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    2. Provo e riprovo a risponderti ma è una domanda davvero difficile e non vorrei cadere in luoghi comuni. Provo quindi a risponderti con una frase che mi è stata detta anzi scritta qualche anno fa(in un contesto simile e che conservo ancora perché ho stampato la risposta di questa persona): “bisogna seguire i propri desideri e passioni, e finché non provi qualcosa non puoi sapere davvero se fa per te!!”
      Quindi sfrutta al massimo questo inizio di università, segui tutti i corsi di lingua che vuoi/puoi, sarà complicato all’inizio incastrare gli orari ma davvero segui più che puoi i corsi per cercare di entrare in contatto con lingue diverse e vedrai che troverai la risposta, la tua risposta. Ci vorrà pazienza e magari qualche mese ma non ti preoccupare, siamo in tanti a cambiare lingua strada facendo…ma fa parte dell’esperienza!! perché come mi hanno detto finché non proviamo qualcosa non possiamo sapere se fa davvero per noi😉

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  3. Domanda da ignorante. Ma per imparare bene (ho detto bene!) una lingua straniera, come l’ormai indispensabile inglese, non sarebbe meglio, dopo il diploma e un periodo in una seria scuola privata italiana – possibilmente con un insegnante madrelingua – andare direttamente all’estero per almeno sei mesi, iscriversi ad un corso intensivo presso una scuola di lingue locale, per poi prendere una certificazione come il CAE o il Profiency? L’università puoi farla ugualmente (anzi, direi che oggi è fondamentale) ma magari uno potrebbe scegliere quello che ama veramente, anziché fare lingue perché convinto che questo sia l’unico modo per impararle. Dico ciò, perché molti miei amici si sono iscritti a lingue proprio per questi motivi ma dopo la laurea, a parte uno che ha fatto la scuola per interpreti e traduttori, molto serenamente, sapevano solo ciancicare ed erano totalmente incapaci di parlare in modo fluido con un madrelingua. Ad ogni modo, complimenti per l’articolo. 🙂

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    1. Ciao Davide! La tua domanda non è affatto da ignorante, perché per imparare veramente bene una lingua è imprescindibile passare un periodo di studio e vita all’estero, come suggerito anche nell’articolo. La facoltà di Lingue dà una buona base, forse più culturale che linguistica, ma poi se vogliamo imparare davvero sta a noi darci da fare… come accade per molte altre facoltà del resto! Quindi W le esperienze all’estero, e non solo per gli studenti di Lingue 🙂

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    2. si è vero quasi sempre! Lo so per esperienza. Mi sono laureata anni fa e forse delle cose sono cambiate, anzi lo spero proprio. A lezione viene propinata una marea di teoria tanto che alla fine conosci le varietà dell’inglese ma non sei capace di parlarci davvero con un inglese. A chi ama le lingue e ha voglia di usarle in modo pratico consiglio la facoltà di interpretazione dove c’è una pratica continua rispetto a una facoltà che è effettivamente un ibrido tra lettere e interpretazione.

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    3. Ciao a tutti! Mi sono laureato anni fa in lingue e letterature straniere, in quella che all’epoca era una laura quinquennale. Quando sono uscito dall’Università, molto serenamente, le lingue le parlavo male e questo, già, è un paradosso piuttosto curioso. Non avendo fatto l’Erasmus, non ho mai avuto la possibilità di esercitare il mio inglese. Ma allora la Facoltà di lingue, se a livello pratico non ti mette in grado di farti le ossa, a cosa serve?
      Successivamente, per quanto riguarda l’inglese, sono andato sei mesi a San Diego, in California, in una scuola che si appoggiava alla UCSD, tramite la quale ho dato il TOEFL. Morale della favola: ho imparato di più lì, in quel periodo di tempo neanche tanto lungo, che in cinque anni di Università. Se dovessi dare un consiglio ad un ragazzo che sta per finire le superiori e si appresta ad iniziare un percorso di studi, gli direi chiaramente di fare lingue solo ed esclusivamente se ha passione per la letteratura e tutto ciò che gli gira intorno. Altrimenti, gli farei capire che è meglio studiare qualcos’altro e, nel frattempo, approcciarsi alle lingue in modo più serio ed approfondito, studiando grammatica, guardando film in lingua originale, leggendo riviste on line, parlando con insegnanti madrelingua che oggi si trovano a prezzi onesti su internet e, magari, ponendosi come obiettivo quello di prendere una certificazione internazionale. Se si fa questo tutti i santi giorni, non c’è Facoltà universitaria che tenga.

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  4. ¡Hola! Sono una studentessa di lingue, ho appena concluso il secondo anno della triennale quindi ho da poco lasciato alle spalle i 7 tranelli descritti. Mi ritrovo davvero molto in questo fantastico articolo e detto in tutta sincerità a volte è proprio difficile spiegare agli altri la bellezza di ogni lingua!! Mi capitano spesso conversazioni in cui persone adulte mi dicono “ah perché studiare spagnolo oppure inglese. Quelle lingue non servono, bisogna sapere l’arabo, il cinese e il russo, queste sono le lingue del futuro”. In questi casi, in cui spiegare i propri sogni e desideri presenti e futuri sarebbe inutile (anche perché l’altra persona li ha appena calpestati) l’unica cosa che faccio è ringraziare l’indovino che ha appena espresso i “suoi preziosi consigli dopo aver consultato la sua sfera magica capace di leggere il futuro”. (Magari si è pure espresso nel dialetto locale, dando così mostra delle sue belle abilità linguistiche).
    L’importante secondo me è scegliere una lingua con il cuore, sceglierla perché ci incuriosisce perché c’è qualcosa in quella determinata lingua che ci appartiene, che ci fa brillare gli occhi. Si contano circa 7106 lingue al mondo e ritengo si possano trovare 7106 motivazioni per studiare ognuna di esse. Teniamo stretti i consigli utili e prendiamo come una sfida quelli cattivi. Si studiano lingue (letterature e culture diverse) per tante ragioni ma l’essenziale è studiare qualcosa verso cui ci sentiamo davvero attratti e che vediamo come il nostro futuro! Pronti a difendere voi stessi e le vostre lingue, quelle del cuore? Io sì!

    ps. bello il riferimento alla torre di Babele anche perché le lingue sono esse stesse un paradosso in quanto strumenti che usiamo per comunicare ma anche per non farci capire.

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