Traduttori e social network, tra opportunità e deontologia

Il 17 marzo scorso la sezione AITI PVDA ha proposto ai soci un interessantissimo incontro per illustrare le possibilità offerte a traduttori e interpreti dal web in generale e dai social network in particolare, ma anche i “pericoli” che questi strumenti possono comportare per la nostra professionalità. Marina Minella, consigliere di AITI PVDA e relatrice dell’incontro insieme alla collega e consigliera Clara Giampietro, ha condiviso con Linguaenauti alcune preziose riflessioni su questo tema tanto caro ai “traduttori 2.0”.

Senza titolo 2.jpgMarina e Clara hanno elaborato un excursus nel mondo dei social, partendo dal punto di vista di un professionista e socio AITI, che desidera muoversi nel campo minato del web, dove i confini tra la sfera professionale e quella privata tendono talvolta a intersecarsi. L’attualissima tematica dell’armonizzazione tra la deontologia professionale e le nuove opportunità di comunicazione via internet si è pertanto concretizzata nella presentazione “AITI, soci & social” in occasione dell’Assemblea Regionale 2016 della sezione AITI PVDA.

Senza titolo.jpgTorino 17.03.16, presentazione “AITI Soci & Social” – da sinistra a destra: Marina Minella (Consigliere AITI PVDA), Clara Giampietro (Consigliere AITI PVDA), Alessandra Tarozzo (Presidente AITI PVDA).

Per un traduttore o interprete quali sono i vantaggi di avere una presenza in rete tramite un sito personale e un profilo sui social network? Quali opportunità concrete offrono questi strumenti?

La presenza in rete di un profilo professionale è sicuramente uno strumento importante per un traduttore o un interprete. Oggigiorno interagiamo con il mondo dalla scrivania perché internet annulla le distanze e ci offre nuove possibilità di trovare lavoro, incontrare colleghi e ricercare potenziali clienti. Ma il web può essere anche molto insidioso se non ci si avvicina alla rete con cautela. Le informazioni che inseriamo on-line, sia nel nostro sito o blog, sia nei profili sui social network, devono essere adeguatamente commisurate allo scopo, pur rimanendo sempre e rigorosamente veritiere.

Quali indicazioni metodologiche e deontologiche puoi suggerire a un traduttore che decide di aprire un sito e/o un profilo social professionale?

È sicuramente fondamentale descrivere per sommi capi la propria attività professionale, indicare i titoli di studio, i settori di specializzazione ed eventuali qualifiche. È importante anche inserire una fotografia che comunichi professionalità senza essere troppo formale e, soprattutto, attenzione agli errori di ortografia e alle citazioni. Ricordiamoci che il web è la nostra vetrina virtuale.

Credi che il web abbia cambiato l’esperienza di lavoro dei traduttori e interpreti e il rapporto tra colleghi?

Il web ha cambiato positivamente il nostro lavoro in termini strumenti, come i cat-tool e le ricerche terminologiche, ma anche e soprattutto i rapporti con i clienti e con gli altri colleghi. L’evoluzione della rete è rapida e continua, dobbiamo cercare di tenere il passo, anche se a volte non è facile perché richiede tempo e impegno. L’aggiornamento costante delle informazioni sulla nostra professione ed esperienza è però essenziale. Consiglio di verificare regolarmente i contenuti dei propri profili internet, anche utilizzando un semplice trucchetto: scrivete il vostro nome in un motore di ricerca e controllate come e dove compare. Potrebbe infatti accadere che ciò che leggiamo di noi non sia più attuale o conforme alle nostre aspettative e all’immagine che desideriamo comunicare ai nostri colleghi e potenziali clienti.

In questi tempi così tecnologici e connessi, quanto conta invece il rapporto umano?

Il rapporto umano non deve essere mai trascurato o sottovalutato. Paradossalmente, la tecnologia richiede in parallelo anche relazioni interpersonali reali, che non siano semplicemente parole scritte e immagini. Non dobbiamo mai dimenticare che dietro un sito web o un blog o un profilo ci sono persone vere e professionisti seri. Quindi la correttezza nell’utilizzo dei social network e il reciproco rispetto sono fondamentali. Personalmente, grazie al web ho anche fatto belle amicizie, ho conosciuto nuove persone e sono uscita dalle quattro mura del mio studio, non solo virtualmente. Ad esempio, la mia funzione di Consigliere Regionale in un’associazione professionale come l’AITI, mi consente di interfacciarmi e interagire con i colleghi in modo diretto e stimolante.

Marina Minella, traduttrice e interprete professionista Tedesco-Italiano e Inglese-Italiano, da anni si interfaccia con varie realtà internazionali, dall’industria al marketing, all’ambito giuridico, e fornisce vari servizi di supporto linguistico nell’ottica di un dialogo costruttivo con i propri clienti, basato su collaborazione e fiducia reciproca. Laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne, abita a Torino ma lavora in tutto il mondo tramite il web. È socio ordinario AITI e membro IAPTI e dal 2014 riveste la carica di Consigliere nel Consiglio Direttivo Regionale della sezione AITI Piemonte e Valle d’Aosta.

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10 thoughts on “Traduttori e social network, tra opportunità e deontologia

  1. D’accordissimo con Marina. Nel 2016 una presenza in rete è assolutamente necessaria per far crescere la propria attività. Riuscite a immaginare di googlare il nome di un professionista e non trovarlo in rete (o, forse peggio, trovare immagini/notizie poco professionali)? Tutto fa branding e la prima impressione ha il suo peso!

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  2. Bell’articolo! 🙂 Se posso aggiungere, é verissimo che aprire un sito (che oramai richiede poco, lo puoi fare da sola anche finché hai soldi per migliorarlo) é fondamentale. Ed é fondamentale descrivere cosa fai professionalmente e mettere una foto. Peró direi che siamo giá andati oltre, non basta piú descrivere te stessa e cosa fai e metterci una foto. Per far vedere tuo lato umano, e perché un cliente dovrebbe scegliere te, bisogna dare di se stessi, raccontare di te stessa, certo in relazione al tuo lavoro, ma chi sei anche fuori del lavoro. Raccontare una storia che puó in qualche senso tirare fuori emozioni. Puó sembrare difficile, ma alla fine non lo é, e per noi traduttori non dovrebbe volerci tanto. Lavoriamo con parole ogni giorno, e raccontare una storia di noi stessi intrecciando lavoro e interessi, non dovrebbe essere difficile. Quello che puó essere difficile é avere il coraggio di farlo. Ci sono tanti suggerimenti da dare qui, ma mi fermo qui per non sembrare troppo noiosa. 😉 Compliemti per l’articolo.

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