Studiare lingue è inutile?

Cosa ci fa una domanda come questa in un blog di lingua e traduzione?, vi chiederete. Be’, tutto nasce dalle statistiche del blog, che negli ultimi mesi hanno rivelato due fatti strani: il primo è che un articolo del luglio 2016, 7 tranelli da evitare se vuoi iscriverti a lingue, è ripartito alla grande un anno dopo la pubblicazione, senza che io abbia fatto nulla per promuoverlo. Il secondo fatto strano è che questo inaspettato revival è stato accompagnato da un proliferare di termini di ricerca decisamente interessanti; così ho pensato di raccoglierli e analizzarli, cosciente della loro valenza assolutamente nulla a livello statistico e del fatto che nel blog, ahimè, non ci sono riposte a tutte queste domande.

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Com’è come non è, la traduttrice si è improvvisata analista e, statistiche alla mano, ha scoperto che l’inutilità dello studio delle lingue è una grossa preoccupazione per gli studenti: in cima alla classifica infatti primeggiano termini di ricerca con diverse variazioni sul tema laurea in lingue inutile, con tanto di apocalittico fare lingue sarà inutile? Qualcuno poi scende nello specifico chiedendo quale sia la lingua più inutile tra francese, tedesco e spagnolo, fino ad arrivare a una ricerca che potrebbe servire tanto a indirizzare la scelta quanto a trovare una causa persa a cui dedicarsi con tutta l’anima: lingue inutili da studiare.

Il rovescio della medaglia sono i pragmatici lingue conviene?, anche nella variante utilitaristica laurea in lingue serve?, conditi da qualche dubbioso si imparano le lingue all’università? e da malinconici vale la pena laurearsi in lingue? A giudicare dalle statistiche le incertezze non terminano qui: compare persino un come studiare lingue all’università piuttosto inquietante. Ma questo è niente in confronto all’angolo dei detrattori impenitenti, che proclamano non mi piace la facoltà di lingue, perché non studiare lingue e il perentorio perché i corsi di lingue non servono.

Un importante dubbio che attanaglia gli studenti o aspiranti tali riguarda la fattibilità della faccenda, con ricerche del tipo facoltà di lingue facile?, più tutte le varianti al negativo, come lingue letterature straniere difficile. Qualcuno poi va addirittura per esclusione (o cerca il martirio, chissà) chiedendo qual è la facoltà di lingue più difficile in Italia, o ancora si dimostra disposto a viaggiare pur di arrivare in paesi in cui è facile università lingue (sic).

Comunque a ben guardare emergono molti altri termini di ricerca abbastanza rincuoranti: dal proattivo voglio studiare lingue all’università all’esistenziale scegliere di studiare lingue; e a chi chiede quali lingue scegliere all’università le risposte si rincorrono in un climax: studiare 3 lingue all’università, studiare 4 lingue all’università, studiare 5 lingue, fino all’eroico voglio studiare tutte le lingue del mondo! Qualcuno in effetti non ha proprio le idee chiare dalle basi, se cerca le differenze liceo linguistico e università lingue; ma comunque l’importante è capire come si scelgono le lingue all’università.

Certo le sorprese non finiscono qui: verrebbe da pensare che chi studia lingue ami viaggiare, ma la risposta a quanto pare non è così scontata, a giudicare dalle ricerche: da mai stata all’estero laurea lingue a con la laurea in lingue si deve per forza viaggiare? fino al drastico studio lingue ma non voglio andare all’estero. Ecco, forse c’è un po’ da lavorare sulla motivazione, ma insomma… Di contro non può mancare la sezione secchioni con le migliori università all’estero per studiare lingue straniere, e c’è chi addirittura va oltre cercando cosa studiare dopo laurea lingue (voglia di formazione continua o ricerca di alternative?) per non parlare poi di chi si vede già proiettato in un futuro radioso: avere successo studiando lingue. Altri invece non sono così ottimisti e si pongono un dubbio amletico che in effetti ha tormentato e a volte ancora tormenta molti di noi: laurearsi in lingue e lavorare, come fare?

C’è poi chi si dimostra preoccupatissimo: devo andare all’università e non so lo spagnolo!, se non scelgo inglese a lingue e culture straniere?, che facoltà scegliere che abbia a che fare con le lingue?, dove iscriversi per la facoltà di lingue straniere (mah!) e la mia preferita: se vado all’università lingue ma ho la pronuncia americana? In effetti un altro dei dubbi ricorrenti dei visitatori del blog riguarda proprio l’opportunità di iscriversi a Lingue: non sono pochi a chiedersi se sia meglio un corso di laurea o un corso di lingue normale, oppure vorrebbero capire meglio cosa si studia a lingue, o ancora perché studiare lingue all’università, passando per un ostico mi consigliate una facoltà in lingua (uh…) e uno stoico facoltà dove si studia solo lingue, per concludere con un enigmatico cosa studiare per lingue. Infine, arriva puntuale la domanda da un milione: quali lingue studiare per il futuro? Per la cronaca, a giudicare dalle statistiche di Linguaenauti i giovani d’oggi sono orientati verso russo, arabo e cinese.

Come dicevo all’inizio, questa carrellata di termini di ricerca non ha nessuna valenza scientifica, ma mi sono divertita tanto a scorrerla; ad esempio vorrei capire cos’ha spinto Google a indirizzare verso il mio blog chi chiedeva mi piace leggere scrivere film che università scelgo? Ma soprattutto mi ha lasciato tanti nuovi interrogativi che mi riprometto di approfondire per un prossimo post, del tipo freelance senza permessi si può e soprattutto traduttori freelance truffa. Il mistero s’infittisce!

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10 risposte a "Studiare lingue è inutile?"

  1. Grazie Erika; in realtà ora tengo un corso all’Università di Padova ma no, non ho più pensato a farne altri… perchè manca il tempo! Ma insegnare mi piace tantissimo, chissà che prima o poi non colga il tuo suggerimento 😉 Un abbraccio

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  2. Buongiorno, è da qualche tempo che leggo con interesse i tuoi post. Proprio sotto quest’articolo, oggi, ho deciso di prendere coraggio e chiederti qualche consiglio. Ho iniziato ad interessarmi alle lingue grazie ad uno scambito culturale a scuola. Mi piace molto viaggiare,scoprire nuove culture e conoscere gente diversa. Questo scelsi l’università,avrei voluto fare lingue. Purtroppo, l’università che mi piaceva era privata e quella pubblica, nelle vicinanze, non mi convinse molto, probabilmente anche dai pareri esterni che mi dicevano che non si imparava molto bene la lingua. Così un po’ scoraggiata e delusa scelsi di fare economia e magari apprendere le lingue con corsi esterni ed unire questi due aspetti insieme. Nonostante ciò, ho periodi di sconforto, in cui mi chiedo se ho fatto la scelta giusta. Mi sono resa conto che mi piacerebbe insegnare oppure lavorare nel campo del commercio internazionale e del turismo. Sono passati 4 anni, fra poco dovrei prendere la mia sospirata triennale, ma non mi sento più così entusiasta come all’inizio. Cosa posso fare? Continuo su questo percorso o inizio lingue( a 23 anni), anche se in un’università non propriamente di eccellenza? Grazie mille dei consigli e del tempo che mi dedicherai.

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    1. Cara Erika, grazie per la fiducia 🙂 In realtà queste scelte sono sempre molto personali, quindi posso dirti solo come la vedo “da fuori”. Mi sembra di capire che quello che fai non ti disgusta del tutto, se ti piacerebbe lavorare nel commercio internazionale e nel turismo; inoltre, se ti manca poco alla laurea, personalmente non sprecherei tutto il lavoro fatto finora. Poi, secondo me, avrai tempo per recuperare la passione per le lingue, magari facendo qualche bella esperienza all’estero. La facoltà di lingue ha tanti aspetti positivi: ti avvicina alla cultura e alla letteratura di un paese, e sì, anche alla lingua ma, come ti hanno giustamente detto, non ti insegna a parlarla fluentemente; per arrivare a un buon livello devi comunque metterci del tuo, viaggiare, approfondire ecc. Quindi (parere spassionato!), penso che dovresti finire quello che hai cominciato e poi pensare meglio a quale strada prendere per raggiungere i tuoi obiettivi. In bocca al lupo e fammi sapere!!

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    2. Ciao Erika! Per me hai fatto la scelta giusta. Purtroppo, come ti è stato già detto, l’Università non ti permette di imparare una lingua in modo approfondito e questo lo si capisce benissimo dai molti laureati che dopo aver preso il pezzo di carta tanto desiderato (e pagato a caro prezzo!) non sono capaci di dialogare in modo fluido e senza riperete sempre “emh” “emh”…
      Le aziende vogliono altro: cercano persone con una solida competenza specifica, come quella che ti può dare la laurea in economia e che, ovviamente, siano capaci di parlare una lingua straniera senza balbettare. Al tuo posto continuerei a studiare ciò che stai studianto e, parallelamente, approfondirei il discorso linguistico in modo autonomo o, soldi permettendo, tramite un’ottima scuola privata e un insegnante rigorosamente madrelingua; utile, se non altro, per il discorso legato alla pronuncia corretta. Occhio, però, non basta andare a lezione due volte a settimana per poter pensare di imparare qualcosa di concreto e spendibile in ambito lavorativo. La lingua va vissuta quotidianamente. Cerca di guardare i film senza doppiaggio, di leggere articoli, di scrivere (se non hai occasioni per farlo, inventatele), di dialogare da sola, davanti allo specchio, o con un insegnante (on line, nei siti specializzati, ne trovi tanti e a prezzi accessibili). Magari poniti pure come obiettivo un esame internazionale: Cambridge, DELE…
      Se fai questo tutti i giorni per almeno un paio di ore il miracolo arriva e non c’è Facoltà di lingue che possa darti altrettanto, nemmeno se passi con 110 e lode tutti gli esami. Chi dice il contrario, molto sinceramente, non sa di cosa parla.

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  3. Ciao Eleonora! Conosco il tuo blog da tempo, ma da un paio di giorni in particolare leggo vari articoli alla ricerca dell’ispirazione!
    Scoprí la mia passione per l’inglese a 12 anni grazie ad una professoressa che ritenevo fenomenale e poi frequentando un liceo linguistico ad opzione spagnolo scoprí un vero e proprio amore per la cultura e la lingua spagnola. Quando arrivò il momento di iscrivermi all’università non avevo alcun dubbio su cosa avrei voluto fare: ora ho una laurea triennale in Lingue, Letterature e Comunicazione Interculturale (inglese e spagnolo), ho fatto due Erasmus Placement in Spagna e col secondo ho ottenuto un lavoro e mi sono fermata qui, dove sono da quasi due anni. Il lavoro non mi dispiace, sono responsabile in un’accademia di inglese e ho anche insegnato un poco inglese e italiano qui, ma voglio assolutamente studiare ancora, non posso fermarmi al primo impiego con una buona paga. Quindi a luglio voglio partire per una nuova avventura, il punto è: quale magistrale scegliere? Farla in Italia o in Spagna? Ma in Spagna i master sono solo di un anno, la mia formazione sarebbe completa? Insomma, al momento mi sento un poco “impantanata”. Ho sempre pensato di voler lavorare con i libri, ho giá fatto un corso come correttrice di bozze, ma so che entrare nel mondo dell’editoria non è semplice. Il lavoro da freelance non credo faccia per me. Per quanto riguarda l’insegnamento invece, credo che con le giuste conoscenze (che i master spagnoli di “enseñanza” sanno dare, cosa che non avviene in Italia mi pare) potrebbe appassionarmi davvero tanto. Ma in Italia a che livello potrei insegnare? E quanto è lungo l’iter per arrivare a un posto fisso? E se invece volessi vivere in Spagna e l’opzione migliore fosse studiare insegnamento di italiano a stranieri? Al momento mi sto anche chiedendo se sarebbe una buona scelta lasciare lo studio dell’inglese per specializaarmi solo in spagnolo.
    Dunque, impantanata è dir poco! Ti chiedo scusa per averti gettato addosso tutte queste domande, in realtà al momento sto anche pensando di non pubblicare il commento, ma credo davvero che qualunque cosa tu possa consigliarmi mi potrebbe essere d’aiuto!!!
    Ammiro davvero tanto il tuo percorso e la tua carriera! Grazie in anticipo per il tempo che dedicherai a leggere questo papiro! Un saluto.

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    1. Cara Anna, grazie mille per quello che hai scritto 🙂 Dalle tue parole si capisce che sei molto indecisa ma anche piena di idee, stimoli e voglia di fare, quindi in breve… sei nello stato d’animo giusto per fare qualsiasi cosa! Non credo di poterti dare consigli pratici in questo momento, ma posso solo dirti che qualsiasi scelta farai sarà quella giusta, perché comunque ti farà crescere e capire molte cose di te, di quello che ti piace fare, di quello che vuoi. (E poi nulla è irreversibile, soprattutto per noi che dovremo lavorare ancora moooolti anni! Chissà quante cose cambieranno nel frattempo, quante strade nuove prenderemo…) Visto che ami lo spagnolo ti lascio con alcuni versi di Machado che fanno proprio al caso tuo: Caminante son tus huellas el camino y nada más / Caminante no hay camino, se hace camino al andar… Buon viaggio cara Anna, e un grosso in bocca al lupo!

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      1. Cara Eleonora, quando lessi questi versi per la prima volta anni fa rimasi colpita dalla rivelazione in fondo così semplice che supposero per me! Negli ultimi anni sono stati un po’ il mio mantra (in fondo, qualche anno fa chi l’avrebbe mai detto che sarei finita a vivere e lavorare in Spagna?), ma ora, forse per l’angoscia data dalla scelta importante, sembra che io me ne fossi dimenticata. Ricordarli adesso significa tanto: arriverà un momento in cui capirò cosa fare, e il resto verrà da sé.
        Grazie mille per le tue parole, Eleonora. Davvero!! 🙂

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  4. Ciao, sono approdata sul tuo blog davvero per caso (stavo cercando qualcosa e nemmeno mi ricordo cosa) e ne sono rimasta completamente affascinata. Ho già messo mi piace alla pagina FB, ho letto quattro o cinque dei tuoi post e ora li devo interiorizzare.
    Trovo l’idea di un blog dedicato ai traduttori e alle traduzioni davvero geniale, anche se non lavoro in questo campo.
    Oltre agli autori mi piace perché mi dai la possibilità di sapere qualcosa anche sui traduttori che spesso vengono trascurati.
    Tornerò presto a leggere!

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      1. Grazie della risposta. Si, ovviamente finirò il mio percorso. Non mi disgusta ciò che faccio. Anche se alcune cose mi risultano difficili,poi, quando le capisco, sono proprio soddisfatta di me. Come anche tu mi hai confermato, serve altro oltre l’università per imparare bene una lingua. Quindi continueró nel tempo libero a migliorarmi da auto-didatta.
        Una curiosità, hai mai pensato di riprendere ad insegnare o nelle scuole oppure aprire un tuo corso di lingue, con i tuoi relativi, consigli sulla lingua? Grazie mille 🙂 ciao

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