Pordenonelegge 2021: il giallo è tornato!

Anche quest’anno, nonostante tutto, è arrivato puntuale il festival letterario più amato del Nordest e non solo: Pordenonelegge, l’onda gialla che travolge la mia città e la mette al centro del mondo culturale per ben cinque giorni. Un’occasione davvero speciale per incontrare non solo gli scrittori più interessanti, ma anche (di proposito o per caso) amici e conoscenti che non vedevi da tempo, per fare due passi in una città diventata improvvisamente vivace e per riappropriarsi di spazi che non capita spesso di frequentare, soprattutto di questi tempi.

Quest’anno come sempre Linguaenauti ha seguito il filo (ovviamente giallo) delle lingue, che mi ha aperto la via tra vecchie conoscenze e nuove scoperte. Il mio Pnlegge è iniziato con una coppia che desideravo tanto vedere dal vivo: la bravissima Eva Cantarella (mio mito dai tempi del liceo, quando studiavo sui suoi libri di storia antica) e Nicola Gardini, che ho anche intervistato qui. Dell’interessante incontro dal titolo Atene e Sparta, una lingua, due destini non ho potuto fare a meno di annotare una riflessione sul greco, lingua dialettica per eccellenza, in cui spesso i testi sono costruiti per opposizioni, per ragionamenti sfaccettati. Nicola Gardini ha ricordato il dialogo tra Priamo e Achille nell’Iliade per spiegarci con grande chiarezza questo concetto, aggiungendo che a suo parere l’Iliade non tratta tanto di guerra, quanto di una pace impossibile: l’antitesi non trova una sintesi e l’azione prende il posto della parola come un male inevitabile. Detto questo, credo proprio che una delle mie prossime letture sarà il suo Viva il greco. Alla scoperta della lingua madre.

Il filo giallo mi ha portata poi da Andrea Moro, uno dei miei linguisti preferiti (ma è anche neuroscienziato e scrittore), che è partito dal De vulgari eloquentia di Dante per tracciare, tra le altre cose, una breve storia dell’approccio alle lingue. Fino a non molto tempo fa, infatti, gli studiosi si sono sempre interrogati su quale fosse la lingua naturale dell’uomo, arrivando al punto di condurre orribili esperimenti su bambini privati dell’esposizione al linguaggio per capire cosa succedesse. Dante, da vero padre della lingua italiana, difende il volgare come lingua naturale, che non richiede sforzo, e si spinge anche a dire che la lingua degli uomini è una sola, salvo accidenti locali che differenziano le parlate. Tornando al greco, Moro ha detto una cosa che ho trovato davvero “spregiudicata” per uno studioso: ha affermato che non è affatto una lingua geniale in sé, ma che l’hanno resa tale i 2500 anni di riflessioni e commenti. Insomma, nessuna lingua è geniale e al contempo lo sono tutte. Spiace riassumere in poche parole una lectio magistralis così ricca di spunti, perciò vi consiglio di correre a procurarvi qualche libro di Andrea Moro per saperne subito di più!

Devo ammettere che l’incontro che mi ha più emozionata è stato quello con Fernando Aramburu, l’autore del meraviglioso Patria. Ha toccato con profondità molti argomenti dolorosi in relazione al tema del suo libro, ma quello che si lega al mio filo giallo mi ha quasi strappato una lacrima (e senz’altro un applauso di cuore, soprattutto nel contesto del romanzo):

La letteratura, la cultura, ti fanno capire che il mondo non finisce in fondo alla strada di casa. È davvero triste sentirsi i proprietari di un pezzo di terra, in cui non possono entrare altre lingue o persone diverse.

L’autore ci ha fatti entrare nella sua sfera personale, raccontando che anche lui d aadolescente ha subito il fascino della lotta armata… ma poi, come Gorka (il ragazzo che conosce la lingua basca meglio di tutti e corregge i manifesti degli indipendentisti) ha scelto una strada senz’altro più feconda.

Sabato ho potuto incontrare un altro dei miei miti: il professor Luca Serianni. Anche lui si è occupato di Dante, svelandoci i suoi neologismi più o meno fortunati e alcuni dei suoi infiniti contributi alla lingua italiana (indovinate a chi dobbiamo parole come muffa e collega, tra le altre?). Inoltre ci ha ricordato che Dante considerava naturale l’amore per la propria loquela, e se la prendeva con coloro che lodano il volgare altrui e lo proprio dispregiano. Il prof. ha detto di non voler fare anacronistici paragoni con quelli di noi che abusano dell’inglese, ma… Dante è sempre attuale, mettiamola così.

Oltre a questi incontri specifici sulla lingua ho avuto modo di partecipare anche a un interessante intervento di Kevin Davis, che ha parlato di editing genetico (il linguaggio con cui tutti i viventi sono “programmati”) e con Ilaria Tuti, un’autrice friulana che ho scoperto quest’estate e di cui ho letto d’un fiato i quattro romanzi che hanno per protagonista Teresa Battaglia. Guarda caso nel primo c’entra proprio il crudele esperimento a cui accennava Andrea Moro (anche se con altri fini)… ma non vi dico di più!

E con questo il cerchio formato dal mio filo giallo si chiude, in attesa dell’edizione 2022!


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